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GIOVANNI MAURO D'ARCANO
(Rive d'Arcano [Udine], circa 1490 Roma, 1536)

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ROMEI Berni e berneschi



     Giovanni Mauro d'Arcano fu uno dei maggiori frequentatori dell'Accademia dei Vignaiuoli.
     La cronologia delle sue opere parte dal capitolo dei Frati, molto probabilmente posteriore al 1530. Lo stesso riferimento temporale si ha per i capitoli del Letto e della Caccia. Precise datazioni si possono ricavare invece dai capitoli Del viaggio di Roma al duca di Malfi e A M. Carlo da Fano e Gandolfo: entrambi resoconto di un viaggio da Roma a Bologna della corte papale in occasione del secondo incontro del papa con Carlo V nel 1532. Sembrano dello stesso anno i capitoli A messer Pietro Carnesecchi e il secondo delle Donne di montagna. Del 1533 sono i due capitoli A messer Ruberto Strozzi, composti con la stessa tecnica utilizzata dal Berni nel contemporaneo capitolo A Baccio Cavalcanti. Il capitolo Al marchese del Guasto risale invece alla primavera del 1535. Risulta estremamente difficile inquadrare cronologicamente gli altri componimenti: i due capitoli della Fava, anteriori probabilmente all'aprile del 1534; i successivi capitoli di Priapo e i due dell'Onore; il capitolo A messer Gandolfo, databile in quanto cita i capitoli della Peste del Berni composti nel 1532; la cronologia delle altre terze rime non è ipotizzabile. Sembrano essere del Mauro i capitoli della Piva e Contra una cortigiana, "che per la sua crudezza fu prudentemente escluso dalle giuntine e rimase pertanto estraneo alla tradizione editoriale che ne dipende" (pp. 58-60)
 

VIRGILI



     Fra tutti i successori ed imitatori dello stile bernesco uno soltanto forse gli si avvicina: Giovanni Mauro d'Arcano, che per ingegno, arte e stile è forse il più prossimo a lui. Ma, nonostante le affinità e la confusione che spesso nella storia si è fatto fra i due, la loro arte poetica rimane comunque distinta, soprattutto per quella varietà di genere in cui il Berni è maestro (pp. 511-512)