Banca Dati 'Giulio Rospigliosi' indice

Convegno


 
SILVIA BRUNO
Arte e teatro nelle residenze romane dei Barberini

 
     Silvia Bruno ha discusso una tesi dal titolo La formazione e la prima maturità di Giovan Francesco Romanelli nella cultura romana del Seicento (1612-1646) sotto la guida di Mina Gregori (Università degli Studi di Firenze). Sotto la direzione di Lucia Tongiorgi Tomasi termina la sua tesi di specializzazione in Storia dell'Arte Moderna (Università degli Studi di Pisa), con una ricerca sul tema Il "giardino" di Montecavallo al tempo di Mazzarino (1641-1662). Per i suoi studi sull'opera di Giovan Francesco Romanelli e sull'entourage cortonesco ha beneficiato delle borse di studio della Fondazione Roberto Longhi (Firenze), dell'Accademia Nazionale di San Luca (Roma), della Fondazione Lemmermann (Roma) e della Fondazione di San Paolo (Torino), quest'ultima svoltasi all'Institut National d'Histoire de l'Art (Parigi). Ha collaborato alle esposizioni dedicate a Gian Lorenzo Bernini. Regista del Barocco (Roma, 1999), Lungo il tragitto crociato della vita (Venezia, 2000) e I "teatri del Paradiso". La personalità, l'opera, il mecenatismo di Giulio Rospigliosi (papa Clemente IX) (Pistoia, 2000).
     Prosegue le sue ricerche sul viterbese Giovan Francesco Romanelli (1612-1662) - a cui ha dedicato due interventi sulla rivista "Paragone" - destinate alla pubblicazione dell'opera completa.


  abstract:
 
     Sulla base della lettura delle giustificazioni conservate nell'Archivio Bernini, si dà notizia dell'operosità del bolognese Giovan Francesco Grimaldi e dell'orvietano Giovanni Maria Colombo alle scenografie del San Bonifatio, dramma redatto da Giulio Rospigliosi su commissione del vicecancelliere Francesco Barberini. Rappresentato per la prima volta nel palazzo della Cancelleria nel corso delle feste del carnevale del 1638, l'allestimento del San Bonifatio venne guidato dal viterbese Giovan Francesco Romanelli, al servizio di Francesco Barberini almeno a partire dal 1631.
     Lo spoglio delle giustificazioni relative a quest'opera offre lo spunto anche per l'identificazione dell'autore degli apparati scenografici della Genoinda, anch'essa composta da Giulio Rospigliosi per le festività del 1641, e rappresentata nuovamente nel palazzo del vicecancelliere Francesco Barberini. Le spese del San Bonifatio indicano infatti che alla sua prima rappresentazione partecipò anche un nipote del cardinale Fausto Poli, il giovanissimo Sisinio, la cui effigie ci è nota dal ritratto trasmessoci da Gian Lorenzo Bernini (New York, Pierpont Morgan Library) firmato e datatato nello stesso 1638. A Sisinio Poli fa dunque riferimento un noto passo di Ottaviano Castelli - commediografo spoletino e maestro delle poste di Francia a Roma - estratto dalla sua corrispondenza con il cardinale Mazzarino, passaggio che, parallelo alla citazione reperita nelle giustificazioni Barberini del 1638, permette l'individuazione del giovane Sisinio nell'autore delle scenografie della Genoinda, senza dubbio coadiuvato e guidato in quest'impresa da Gian Lorenzo Bernini.
     Le lettere indirizzate dal Castelli al porporato oltremontano permettono di ricordare la disfatta delle scenografie eseguite nel 1642 da Andrea Sacchi per la rappresentazione del Palazzo incantato, un esito negativo che fu sollo scorcio del pontificato barberiniano principalmente un insuccesso pubblico del suo committente, il cardinale Antonio Barberini.

 

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