Pagine di Maura Del Serra


Vari




        La Del Serra [...] tesse una variegata, soave trama di immagini sensoriali che prendono forma intatta, docilmente riposando in calcolatissimi incastri architettonici e successioni musicali [...]. Ne deriva una poesia come atto segreto e profondo, oscuramente nobile e glorioso. Atto senza liturgie rappresentative [...] espresso in un tempo presente riscattato da qualsivoglia sistemazione nella storia e anche nella "storia personale" per meglio penetrare gli strazi e le ebrezze d'una soggettività agente [...] dentro le più intense risonanze dell'essere. In tal modo la poesia della Del Serra, impermeabile alle dialettiche programmatiche che fungono da supporto a molta dell'epigonale poesia di questi anni, può raccogliersi in sé quanto più s'espone, sperimentandosi, a una millimetrica gestualità espressiva, sempre sicura della propria misura o forza letteraria e senza cedimenti effusivi [...]. Nessuna istanza progettuale, né di forma né di contenuto, in questa poesia solitaria, se non la realizzazione di un finissimo trattamento poetologico, coniugante, col piacere, un opportuno "mestiere del testo".

STEFANO LANUZZA
Sulla poesia degli anni Ottanta
"Il Ponte", novembre-dicembre 1983






Maura Del Serra Fabbri

        La solitaria ricerca lirica di Maura Del Serra - per necessità refrattaria al formalismo nihilistico delle avanguardie quanto alla coralità aggressiva dei vari gruppi neoterici contemporanei - persegue l'intemporale avventura della poesia come conoscenza, insieme vitale ed ontologica, sensibile e spirituale: una quotidiana "magia pratica" se si vuole, spontaneamente più consentanea all'antico ermetismo nella sua accezione di gnosi religiosa che alle novecentesche correnti letterarie note con questo medesimo epiteto ed eredi della disperata scommessa verbale mallarmeana; memore, se mai, della vertiginosa e umile consumazione di Rebora nell'ortodossia ecclesiale o delle bianche sintesi visionarie della Dickinson in una regola ritrovata. Tanto è unitaria la radice, il primum di tale esperienza, quanto molteplici le sue consonanze europee ed extraeuropee (rese tuttavia omogenee, al di sopra dei gironi storico-culturali, dallo stesso regime metaletterario e sincronico della parola-cosa quale traductio di una essenziale, multiforme epifania del divino nell'umano): la mistica medievale e barocca, da Jacopone a Eckardt a San Juan e George Herbert, l'amor Dei intellectualis fatto carne e opera in Simone Weil, o la lezione convergente delle varie tradizioni sapienziali, dall'eredità orfico-platonica e dai vangeli gnostici all'alchimia, al sufismo e al taoismo, accostate non per onnivoro sincretismo o libido dottrinaria ma per naturale "sete della fonte"; a tali elettive ascendenze può aggiungersi in parallelo la frequentazione della scultura romanica o della pittura di Piero, o l'amore per le lodi monodiche del canto gregoriano, per la passione convertita in preghiera da Monteverdi o dall'ultimo Mozart "iniziato" che contempla la fiaba vitale in dolente allegrezza, o la reverenza per i ciclici duomi bachiani. La poesia, dunque, è intesa da Maura Del Serra come prassi creativa secondo l'etimo, esercizio d'arte o artigianato verbale-conoscitivo, tentata aderenza al nucleo della divina creazione continua del mondo; ovvero come scienza sperimentale della soglia, del limes e delle scintille fra umano e sovrumano, mortale e metafisico; come bilancia, sezione aurea, croce degli opposti o pietra di paragone che dir si voglia fra anima e parola, errore e verità; potenziale - se non attuale e costante - paradigma di verità secondo l'insegnamento goethiano (ma già secondo la fede paolina nella spada della charitas come salto dall'immagine specchiata o golem alla vera forma e insieme come amorosa, perenne incarnazione della seconda nella prima).
        In concreto, le tappe di questa sorta di lirica euristica sono state finora la scarna silloge d'esordio L'arco, dove le cifre analogiche di tale operazione conservavano una sorta d'ideale, cristallina e fin quasi astrattamente irta postulazione di emblemi, di premesse sintetiche dell'unità fra microcosmo e macrocosmo o della loro dolorosa scissione nell'esperienza dell'io; indi La gloria oscura, più complessa raccolta di svincolo, nella cui tripartizione la dialettica dell'umana circonferenza attorno al centro invisibile si arricchisce svariando in armoniche composite (la fondamentale esperienza della famiglia e della maternità come radicamento sostanziale, gli animati duetti-duelli fra civiltà e natura, elemento maschile e femminile, il recto e il verso del "vario fuoco", gli incanti dell'infanzia e il "tempo anfibio" della storia riflesso nel tempo interiore agonico e multanime); e, infine, le recentissime Concordanze parimenti tripartite e chiuse dalla sezione-epilogo Due miti (che propone appunto il recupero della dimensione mitica greca in chiave metamorfico-apollinea e, latu sensu, cristiana) segnano fin dal titolo un nuovo pegno e impegno - anche tecnicamente più incisivo - di fedeltà alla visione unitaria e di catarsi dagli errores della propria fragile condizione in "geometrie della pietà", ritrovate attraverso una profonda esperienza di morte e rinascita. I frutti di questa svolta vengono infine progressivamente assumendo nelle poesie inedite della costituenda quarta raccolta, un sapore di più schietta e cordialmente ironica vivacità vitale, che senza alterarne i colori asciutti e oggettivi concerta gli inediti risvolti "teatrali" e ludico-drammatici delle voci dell'esistenza, accolte con crescente, grata pienezza.

Poeti della Toscana
a cura di Alberto Frattini e Franco Marescalchi
Forlì, Forum Quinta Generazione, 1985






        Ho conversato a lungo, un pomeriggio di qualche anno fa, con Maura Del Serra, e la mia conclamata percezione di un Dio assente e lontano poco poteva davanti alla sua lode e alla sua capacità di inginocchiarsi, quasi francescana, a tratti folgorata da una luce che si sentiva viva, vissuta nel corpo e nella parola. Questo mi colpisce anzitutto, della scrittrice [...] l'umiltà, la trasparente semplicità delle cose accolte come un dono, senza finzioni retoriche e concettuali [...] e mi sorprende, come l'oscuro si tramuti in chiarore, come l'apparenza ardua del costrutto linguistico ci offra il mistero con la stessa semplicità di chi spezza il pane. Mi meraviglia, appunto, come i grumi di catastrofe e di negatività per forza presenti in una autentica coscienza cristiana si distendano in gioia stellare [...] Anche il suo, come il mio, è forse il silenzio di Dio, ma da lei accolto come prova che conduce alla pienezza, ad una forma assoluta. Certo chi avrà la fortuna di leggere questo libro, vi incontrerà quei lumi di sventura che in pochi scrittori degni di questo nome gettano un colpo d'occhio sulla condizione dell'uomo in questo tempo di miseria: eppure il doloroso passaggio attraverso la precarietà e la labilità del mondo mira nella Del Serra a fissare l'eterno, e anche la silenziosa lontananza di Dio si capovolge in tenera ed amorosa prossimità.

ROBERTO CARIFI
"La Nazione", 3 luglio 1985






        [...] Maura Del Serra rappresenta una delle voci più vive della nuova generazione poetica e si distingue sia per il rigore della sua esperienza sempre coerente e in continuo sviluppo, sia per la profondità dell'ispirazione che attinge alla dimensione religiosa [...].

CARLO LAPUCCI
"Toscana Oggi", 24 novembre 1985






L'ebraismo come tradizione

        Forse non sono in molti a sapere che gran parte delle opere di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, sono comparse in italiano presso le edizioni Giuntina. Al numero 28 di Via Ricasoli una stella di David, luminosamente esposta sopra un'ampia vetrata, introduce a questa che è molto di più di una casa editrice. Daniel Vogelmann ha ereditato dal padre non solo un'azienda, uno stabilimento tipografico di notevoli tradizioni, bensì un'impresa culturale e umana che ha pochi precedenti. L'ebraismo è diventato, oggi, oggetto di interesse per molti e la cultrua ebraica, soprattutto quella di matrice mitteleuropea e primonovecentesca, è ormai patrimonio comune di intellettuali e studiosi. Ma Vogelmann ha anticipato e qualche volta ignorato, quando ce n'era bisogno, le mode, curando gli aspetti più autenticamente legati alle radici e alla storia dell'ebraismo. Nel catalogo della Giuntina troviamo libri sul chassidismo, sul sionismo, opere come la coscienza ebraica di Jankelewitch e testi legati a quella forma di impegno memoriale e testimoniale di cui ogni ebreo conosce la grande importanza: non dimenticare, consegnare alla storia e al tempo la memoria dell'olocausto, il destino di un popolo che ha conosciuto la radicalità del male e che ancora si interroga su di esso. [...] La Giuntina dà notevole spazio anche alla poesia. Vi troviamo le raccolte di Maura Del Serra, poetessa tra le più profonde e autentiche della lirica contemporanea. L'arco ('78), La gloria oscura ('83) e Concordanze ('85) sono tre libri che ci consegnano il percorso di un'esperienza poetica di solitaria altezza, caratterizzata da una tensione tragica capace di sollevarsi dall'esatta percezione del negativo a religiosa contemplazione. L'opera complessiva della Del Serra, dove convergono echi molteplici, dalla mistica di Eckart all'amata Simone Weil, dal frammento lirico reboriano all'eredità orfica di Campana e dell'ermetismo, è un esemplare processo di conoscenza votata all'eterno, condotta attraverso la via passionis dell'effimero e del mortale per ritrovare un cielo di assoluta pienezza.
        Non si può tralasciare, infine, la perla che la Giuntina ci offre con le liriche di Else Lasker-Schüler con amore tradotte dalla stessa Del Serra. Ballate ebraiche e altre poesie è il titolo del volume che raccoglie una scelta di testi della poetessa dell'espressionismo tedesco, amica di Trakl e di Benn, voce fondamentale della cultura ebraica. Anche in questo caso Daniel Vogelmann ha visto giusto, colmando una falla che forse la miopia dei grandi editori avrebbe lasciato intatta. [...]

ROBERTO CARIFI
"Paese sera", 25 gennaio 1987






        Un "quotidiano e non chiassoso poiein" è davvero l'opera letteraria e la testimonianza umana di Maura Del Serra, una rara scommessa sulla parola e un costante dialogo contemplativo con aquello que excede, direbbe San Juan de la Cruz, ma che dalla sua oltranza traccia una misura, una distanza da dove e per dove l'amore divino totalmente si dispiega.
        La Del Serra appartiene ad una genia di scrittori marchiati, a dispetto di tante contemporanee miserie da bottegai delle lettere, da un segno radicale, un fuoco indiscutibile che si accende e illumina, d'improvviso rischiara, 'fonda ed esprime il visibile'. [...] La poesia di Maura Del Serra ha molto in comune con la preghiera e la lode, il suo donarsi interamente alla parola che, a sua volta, nella carità si dona e per-dona; e va guardata senza violenza critica, lasciandovi intatto il luogo che vi occupa lo sguardo dell'Altro, va amata per l'amore a cui si dona e da cui è donata, deve essere vista perché qualcosa dell'Invisibile vi è custodito e vi imprime la sua traccia.
        Come la grande scrittura mistica, anche questa dà una distanza, invia nella profondità dove è questione del volto dell'Altro, del suo ritratto e del suo ritiro. [...] Questa è certo l'epoca del Figlio, dunque di una distanza che segna il cammino del ritorno alla Dimora. L'opera della Del Serra è in questa via difficile dove si è chiamati, secondo le parole della sua cara, grandissima Simone Weil, ad "assumere il senso di essere in patria mentre si è in esilio".

ROBERTO CARIFI
Da Maura Del Serra, in "Quinta Generazione"
luglio-agosto 1987






Strategie di Hermes nella poesia degli anni Ottanta

        La via apofatica o negativa sulla quale Maura Del Serra colloca la tensione della propria parola condotta al limite tra poesia e metapoesia, si traduce, come scrive lei stessa, in un "dialogo unisono - la metafora massima, a un solo termine, il suono di una sola mano - liberato, nel rispetto della distanza, dall'umana passionale metafora della lusinga". (In limine alla traduz. di E. LASKER-SCHÜLER, Ballate ebraiche, Firenze, La Giuntina, 1985, p. 9). Da Concordanze a Meridiana l'unione del sensibile e dell'intellettuale diviene la congiunzione di due trasparenze, nella quale l'anima si affila ma non raggiunge mai effettivamente il proprio acme se non in un'avventura ulteriore e suprema, per cui "il seme del fuoco" non è né un lapsus né la luce dell'astro, ma il breve bagliore di un lapillo. Non si tratta del nulla ma del "quasi-nulla" nel quale si dà un mondo (Jankélévitch), e che comporta una cancellazione del soggetto resa possibile dal movimento di chiusura ed apertura rappresentato dalla metafora-cristallo; se da un lato, infatti, il cristallo separa il soggetto dall'intersoggettività, dal dialogo con l'altro uomo, dall'altro il poeta non può fare a meno di lucidarlo per proporlo come "porta del paradiso", come via alla redenzione. In questo senso scrive il filosofo francese: "Due trasparenze in sovrimpressione sono un unico Quasi-nulla, una stessa Quasi-inesistenza... Cristallo su cristallo" (La via negativa, trad. in "Aut-Aut", n. 219, p. 38). La metafora diviene allora lo spazio ulteriore del simbolo inteso come scarnificazione della parola, una chiarezza che si è lasciata alle spalle l'analogia tout court e l'allegoria per incarnarsi nelle geometrie segrete delle cose, intagliate come icone nel nulla e, al tempo stesso, sgretolate come scorie della luce.

PAOLO FABRIZIO JACUZZI
"Marka", 24, aprile-giugno 1988, p. 45






Omaggio a Maura Del Serra per i suoi quindici anni di scrittura

GIULIANO INNAMORATI, L' architettura della poesia, 27 Aprile 1988, Villa di Groppoli (Pistoia) (inedito)

[leggi il testo]






        Maura Del Serra è intellettuale fra i più preparati e sensibili della sua generazione. Personalità come la sua, ricche di interessi e talenti, sono oggi rare nel panorama della cultura italiana, dove l'apparire e l'essere presenti ad oltranza, l'aggressività e lo scialo verbale sono spesso scambiati per valori. Ciò che invece colpisce in chi avvicina Maura Del Serra è il garbo signorile, che vela una malcelata timidezza, la misura del parlare e un'insolita mitezza dell'ascolto, che mi ha fatto subito tornare alla mente il sapore di incontri umani e intellettuali per me indimenticabili. Non è un caso che uno dei riferimenti, per umanità e per cultura, più fecondi di suggestioni e di proposte etiche sia stato anche per lei Vittorio Sereni, capace come pochi da un lato di perseguire un'austera ricerca interiore, dall'altro di nutrire un'attenzione partecipe per l'esperienza degli uomini e del suo tempo. Accanto e oltre Sereni ci sono l'opera e la personalità di Clemente Rebora, in cui la dimensione etica è accesa e trascesa da quella spirituale. "Lo specchio e il fuoco", appunto (tanto per citare uno dei volumi critici dell'A.), vale a dire la molteplicità dell'umano, del fenomenico, della contraddizione, che si congiunge con e nel "fuoco" della limpidezza contemplativa, della dantesca "profonda e chiara sussistenza". Proprio la tensione spirituale dell'opera di Clemente Rebora assume un significato esemplare per la poetessa Maura Del Serra, i cui versi esprimono una forte e oggi inusuale (ma la Del Serra è orgogliosa di essere "inattuale" [...]) carica religiosa, da intendere nel senso etimologico di ciò che unisce le varie dimensioni dell'essere e dell'esistere, senza tralasciare di fiorire in improvvise accensioni mistiche.
        Ma la poesia e la cutltura di Maura Del Serra si alimentano anche di un ampio spettro di esperienze filosofiche, sapienziali, simbologiche, musicali o attinte dalle arti figurative, per non dire delle letterature straniere. Non bisogna infatti dimenticare la convergente attività di traduttrice, che ha condotto la Del Serra ad occuparsi di autori cronologicamente eterogenei, ma tematicamente affini: dall'elisabettiano George Herbert a Else Lasker-Schüler, da Suor Juana Inés de la Cruz a Simone Weil a Borges.
        Coerente con tale larghezza di interessi è l'attività critica, che si articola in un percorso di indagine capace di spaziare da Jacopone da Todi a Foscolo, da Vico a Collodi, però con una netta propensione per l'area novecentesca e, in particolare per i vociani "moralisti". Senza peraltro omettere la complessità sperimentale di un Pascoli, che ha guidato l'A. a studiare di recente uno dei lettori pascoliani più agguerriti, Pasolini.
        Così, potremmo dire che una costante del lavoro della Del Serra è proprio il suo interesse per autori e personalità artistiche contrassegnate da un fermento problematico, che tende spesso a diventare polemico, "eretico" nei confronti dei valori comuni. Ecco quindi, pure nel teatro, l'attenzione verso personaggi che si discostano - per intensa singolarità - dalle norme e dal conformismo istituzionale, per aderire invece a quella legge interiore, di dura elezione e conquista, che conduce spesso a perdere nella storia, ma certo a vincere nell'anima, secondo la nota espressione di Jahier - altro autore caro alla Del Serra.
        Il suo dramma La fonte ardente è infatti la rivisitazione dei momenti, degli incontri di più bruciante significato nell'esperienza esistenziale di Simone Weil, ad illuminare quella tensione verso un'intima perfezione, fatta della ricerca del modo più autentico e pieno di compromissione di sé, di dono totale: una componente squisitamente propria dell'anima femminile. Un tema che si ritrova ne La Fenice, la cui protagonista, Suor Juana Inés de la Cruz, è segnata da un destino più tragico. In questo testo si può avvertire infatti un dissidio ancora più doloroso, dato dal contrasto tra vocazione interiore da un lato, ed interdizione ed oppressione sessuale e sociale dall'altro, e complicato dallo scontro culturale fra colonizzatori e colonizzati, nel Messico seicentesco. Da notare che si tratta di drammi in versi, come già nell'opera di Luzi; ma qui Maura Del Serra, alternandolo all'endecasillabo, recupera il martelliano - verso di una tradizione epico-drammatica ma anche flessibile alle esigenze di scansione e recitazione moderne.
        In prosa invece, L'albero delle parole, la cui figura principale è ispirata in modo lato alla personalità di Don Milani. Anche in tal caso troviamo un personaggio teso, capace di spendersi in una esperienza pedagogica e spirituale completa che, per il peso che la contraddistingue, risulta alla fine inaccettabile ad una società che insegue, invece, la leggerezza del conformismo e di vite che non sperimentano se stesse. La Minima - qui pubblicata - è infine la trasposizione drammaturgica della figura di Madre Margherita Caiani, una popolana che, agli inizi del secolo, seppe reinventare la pietà in forme tanto umili quanto autentiche. Un'opera nata su commissione, che Maura Del Serra ha affrontato nel suo stile: "per scommessa", cioé per confrontarsi con l'esperienza proiettata oltre la storia, ma anche concretissima, della santità.

DANIELA MARCHESCHI
"Hystrio", n. 4, 1989






        [...] Utopia e tradizione " i due assi cartesiani di una croce ideale al cui centro c'è la paorla poetica e l'espressione artistica in tutte le sue componenti" sono le due coordinate attraverso le quali Maura Del Serra ha tratteggiato una vera e propria ricognizione della poesia europea dallo Stil Novo ai nostri giorni. Utopia e tradizione appaiono nell'interpretazione della Del Serra i due principi non in antitesi ma "in interazione reciproca e feconda" nella produzione poetica: l'uno ad indicare "la componente aerea, luminosa, verticale, più individualmente creatrice", l'altro "la componente orizzontale e materica, il frame, la catena, la struttura [...]. La proposta della Del Serra è il ritorno ad una poesia che recuperi un rapporto profondo con la realtà, che torni ad essere una "parola-cosa". "La parola deve essere capace di portare luce alla realtà perché la realtà a sua volta porti luce alla parola". Come l'uomo a cui è negato il sogno impazzisce, ha concluso la Del Serra "allo stesso modo impazzisce la società che emargina, che impedisce ai suoi poeti di parlare."

MARIANGELA MARAVIGLIA
"Il Tirreno" (Pistoia / "Cultura e Spettacoli")
16 gennaio 1990






Dalla relazione di Parlar per segni - Otto poeti italiani contemporanei, La meridiana della poesia

        Meridiana, ossia l'orologio solare basato sulla proiezione dell'ombra operata dallo gnomone, durante le varie ore del giorno, è la voce che dà il titolo all'ultima raccolta poetica di Maura Del Serra pubblicata nel 1987 a Firenze dalla Giuntina, casa a cui si deve pure l'edizione delle sillogi precedenti: L'arco (1978), La gloria oscura (1983) e Concordanze (1985). Tempo, luce accecante del sole, ombra; la meridiana è appunto un simbolo perfetto della vita umana - e la "vita nostra " non è altro "che il palmo della divina mano, dove tutto è scritto, e che non possiamo leggere perché ne siamo parte" - ma, allo stesso modo, della poesia: "per metà menzogna e per metà preghiera (ovvero metà lusinga e metà visione)", "illimitante, che contiene tutti gli illimitati", come l'autrice ha dichiarato rispettivamente nella sezione Senza verso di Meridiana e nella rivista "Verso", partecipando ad un'ampia riflessione sul tema di Poesia e tempo. L'aspirazione di Maura Del Serra è divenire "l'aria che nutre il volo, che tutto tocca e da nulla è toccata: aria, madre lucente dell'ala, sostanza sonora del mondo nutrita a sua volta dall'essenza solare", "trovare nella quotidiana dieta dei sentimenti e dell'intelletto, il punto di equilibrio, l'ago che forma la bilancia e permette a uno dei piatti di scattare verso l'alto", come possiamo leggere ancora in Meridiana. Queste citazioni mi paiono le più adatte per delineare sinteticamente, ma senza fraintendimenti, un mondo poetico nutrito di temi e motivi poco frequentati nella letteratura italiana odierna, e di una ricerca arricchita dagli scambi culturali fra l'attività drammaturgica, lo studio storico critico (sul versante universitario) e la traduzione (dall'inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo). Prima di tutto, bisogna sottolineare la forte tensione religiosa che anima tutta la poesia di Maura Del Serra, alimentata e attraversata anche da esperienze del sacro non cristiano, sempre nel segno dello spontaneo e semplice moto di una fede naturale. Si pensi, ad esempio, ad un'altra sezione di Meridiana - intitolata Le madri e dedicata "alla cara memoria di Carlo Betocchi", in merito ai testi della quale, (speranza, fede, carità ) giova riportare per intero la nota della poetessa: "Le madri, corrispondenti alle cristiane virtù cardinali (e, in ascendenza, alle idee platoniche, alle matrices alchemiche, alle madri goethiane) sono qui collocate, come intelligenze ed energie motrici della vita ad ogni suo livello, in ordine progressivo di accensione e di comunione col divino". Ora non è che l'autrice non avverta il peso dell'esistere, della negatività; tuttavia, come ha osservato a ragione Roberto Carifi (nella bandella di Meridiana), anche il suo "è forse il silenzio di Dio, ma da lei accolto come prova che conduce alla pienezza, ad una gioia assoluta". Un siffatto slancio dello spirito era ed è espresso nel simbolo, più orientale che nostro, dell'arco, ad intitolazione dell'omonima prima raccolta: in cui l'immagine viene ad agire come metafora di tensione interiore, esistenziale in genere, quale esplicita suggestione letteraria mutuata dalla Dickinson ("Existence's whole arc, filled up, / with one small diadem"), come arco della luce, del sole - esaltandone dunque la valenza allusiva di conoscenza, di tutto ciò che spezza le tenebre del male, di unione agognata con il divino, di potere della divinità stessa. Da qui derivava la tendenza a contrarre la scrittura, ricorrendo ad anacoluti, a giustapposizioni sintattiche e ad apposizioni svariate, rese più evidenti da una ridottissima punteggiatura, nel tentativo di comunicare al lettore delle vere e proprie epifanie, delle illuminazioni mistiche, come in Grazia: [...]; o in A una nuova vita: [...]. Il nome di Paul Celan non ricorrerebbe invano; Maura Del Serra lavora infatti nella direzione di una poesia di grande tensione etica e di pregnanza intellettuale, la "poesia pensante" di memoria hölderliniana, ma il suo sembra piuttosto l'Amor Dei Intellectualis d'ascendenze spinoziane. Perché la poesia della Del Serra è ricca non solo di riferimenti all'opera di Onofri, Rebora, Leopardi, Lasker-Schüler, Weil, etc. e, sul piano metrico-ritmico, anche a Ungaretti, Saba, Betocchi e via dicendo; ma anche di aspetti contenutistici e più genericamente formali che attingono alla cultura cinquecentesca e barocca. Basti ricordare in proposito il titolo così tipicamente ossimorico della seconda raccolta di versi La gloria oscura, testi di Meridiana come la mente [...]; oppure Punti cardinali.
        [...] Potremmo parlare di concettismo, che corre talvolta il pericolo formale di un eccesso di oscurità (come accadeva in Grazia) o d'astrattezza, a cui pure possono portarlo l'aggettivazione spesso colta, il lessico prezioso, stilemi e forme della tradizione simbolistico-ermetica. Si pensi alla quasi costante anticipazione dell'aggettivo rispetto al sostantivo; a moduli grammaticali come "sagoma d'assenza", "cintura di mattino", "viso d'esilio" (in Concordanze), "prati di silenzio" (in Meridiana, dove, però, tale tipo sintagmatico diminuisce in proporzione all'evidente tentativo di congegnare un'argomentazione razionale più comunicativa); all'uso transitivo di verbi come sapere e parlare ("che sa il breve riposo", "parlando azzurro", colore luziano caratteristico, e non soltanto luziano, che compare in misura cospicua in Meridiana); le frequenti costruzioni con la preposizione semplice a, come nei casi "quieta incandescenza al cuore", "ma dure agli uomini, alle loro calde/catene", "uncina a finitezza" (sempre in Meridiana) etc. Da tutto questo scaturisce talora l'impressione di una sorta di "anacronismo di elezione" (come ha rilevato anche Mario Luzi nella prefazione alla silloge L'arco) che può però a volte tingersi di accenti ironici o, meglio semiseri: e allora, in una poesia che sembra programmaticamente optare per Ungaretti e la tradizione che egli rappresenta, si potrebbero scorgere dei toni pressoché alla Montale, che, peraltro, appare solo sporadicamente nel lavoro di Maura Del Serra. Eppure, quel suo ritorno a certe tipologie liriche in maniera quasi restaurativa - i cui richiami simbolici e la cui fluente musicalità sono il marchio di una perizia che si muove con agio dalle forme della canzonetta settecentesca al moderno verso lungo - è il crinale su cui procede una prassi poetica, che, in testi come ad esempio Il discrimine, il contrappasso (di Concordanze) o L'azzurro, Lo scarlatto, L'asceta, La mite etc., (in Meridiana), sa creare un'architettura intellettuale percorsa da un afflato sapienziale autentico e d'intonazione classica.

DANIELA MARCHESCHI
Pistoia, febbraio-marzo 1992 (inedito)






        Maura Del Serra ha maturato la sua ricerca [...] su un'idea di poesia come conoscenza dei sensi e dello spirito, nutrendo le sue invenzioni liriche - da L'arco a La gloria oscura a Concordanze a Meridiana - su radici culturali che si diramano dall'eredità orfico-platonica alla tradizione vetero e neo-testamentaria, dai Vangeli gnostici alle tradizioni teosofiche orientali. A ragione, pertanto, Donato Valli, nell'introduzione a Meridiana, sottolinea in questa poesia le 'fonti di un'alta coscienza religiosa', intesa come scienza dell'umano e del divino attualizzati nell'evento della parola, di cui il poeta è insieme vittima e sacerdote, attore e mimo'. Un'esperienza, dunque, complessa, sinuosa, ardua, dove la poesia respira nel suo naturale mistero, in quella 'esmesuranza' che Maura richiama - dal 'suo' Jacopone - nel segno dell'oxymoron tra gaudio e sgomento, luce e abisso.

ALBERTO FRATTINI
(1992) (inedito)






Anche il teatro contro la guerra

        Molte le occasioni interessanti offerte dal cartellone di "Voci umane sempre presenti", 23a edizione del festival teatrale di Sant'Arcangelo di Romagna, in programma dal 6 all'11 luglio. Qualche segnalazione: il Cristoforo Colombo che il boliviano Teatro de los Andes ha tratto dai polemici fumetti di Altan, e gli incontri con Gregorio Scalise, Maura Del Serra e Roberto Mussapi, fra i rari poeti italiani che praticano la scrittura teatrale. [...]

"Millelibri"
n° 66, luglio-agosto 1993






        Nell'Atene dell'inizio del terzo secolo Avanti Cristo alle donne era vietato, pena la morte, di esercitare la medicina. Su questa notizia, tramandata da fonti medioevali la poetessa e saggista Maura Del Serra ha scritto un'opera teatrale di indubbio valore che i Rabdomenti hanno portato sulle scene del "Teatro Luciano Piano" alla vigilia del mese di marzo, mese notoriamente dedicato alla donna.
        Agnodice, infatti, è la ribelle ragazza ateniese che spinta dalla passione per la medicina in abiti maschili si reca ad Alessandria, nota per l'insegnamento dell'arte medica.
        Ritornata in patria viene però scoperta, processata e condannata a morte, ma viene liberata dalle ateniesi insorte contro quella legge ingiusta ed emarginante nei confronti delle donne. Agnodice ottiene la grazia e la facoltà di poter esercitare la professione medica anche in abbigliamento femminile.
Gli attori sono riusciti a interpretare nel migliore dei modi il testo di Maura Del Serra guidati dall'attenta regia di Maria Rosa Moneti.

"Emmeci"
"L'Incontro", marzo 1995






La poesia di Maura Del Serra

        L'autrice - che insegna letteratura italiana nell'Università di Firenze ed è apprezzata per i suoi lavori critici su poeti italiani del Novecento, ma anche per opere di teatro e come traduttrice da varie lingue - ha iniziato con L'arco (1978) la sua esperienza poetica, innervata su profonde radici culturali, dall'eredità greca, orfico-platonica, alla tradizione vetero e neo testamentaria, senza escludere suggestioni teosofiche orientali. Nella sua lirica - come si verifica in questa silloge-bilancio [Corale] - può cogliersi all'inizio qualche incidenza dell'ermetismo fiorentino, ma il suo linguaggio si è poi sempre più arricchito e personalizzato su un'istanza di scavo e di autorivelazione in musicali figure ed emblemi dove tutto l'uomo è coinvolto, fra il dramma della storia e l'arcano dell'essere. Nell'introduzione a Meridiana (la terza raccolta del 1987), Donato Valli sottolineava in questa poesia le "fonti di un'alta coscienza religiosa, intesa come scienza dell'umano e del divino attualizzati nell'evento della parola, di cui il poeta è insieme vittima e sacerdote, attore e mimo". Nelle pagine premesse a Corale G. Barberi Squarotti indugia sulla caratterizzazione del linguaggio di questa straordinaria avventura poetica come "viaggio di conoscenza nell'essenza del mondo, della vita", dove "sublimità lirica e funzione conoscitiva e rivelativa della poesia coincidono". Molte liriche potrebbero citarsi a comprova dalle varie raccolte qui ricordate: per esempio, da Meridiana, Il sogno del poeta, "scherzo allo specchio", dove l'inflessione ironica, a contrasto con un'apodittica fermezza, coinvolge il senso di una tensione esistenziale totalizzante.
        Uno status dell'essere che si fa trasparenza del segreto destino dell'uno in tutto, e che trova riscontro anche nelle "inedite": in Senza niente la parola-metafora è ancora testimonianza totale, ontica, nella sua transliminare concretezza.

ALBERTO FRATTINI
"Libri e riviste d'Italia", maggio/agosto 1995






        Sfida le altitudini con ali d'aquila

        La pessima circolazione della poesia, in un mercato librario già di per sé così asfittico da rasentare la paralisi, non mi ha consentito prima di conoscere e apprezzare la produzione poetica di Maura Del Serra, docente di letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze. Saggista e traduttrice assai solerte e sensibile, nonché scrittrice di teatro, Maura Del Serra ha collezionato anche numerose sillogi poetiche accompagnate da ottimi studi sulla sua poesia a firma di Giorgio Barberi Squarotti, Donato Valli, Mario Luzi, Claudio Varese, Ferruccio Ulivi, Margherita Harwell, ecc. tutti illuminanti sulla natura e la portata della sua vocazione lirica che viene inquadrata nella grande tradizione orfica, anche se non si risolve solo in questa.
        Da una raccolta all'altra (Concordanze, ed. Giuntina, Meridiana ed. Giuntina, Infinito presente ed. Giuntina, Sostanze ed. Confronto, Aforismi ed. Ocra Gialla) nell'arco di dieci anni questa donna ancora giovane dai capelli neri e gli occhi chiari, fiera e dolce a un tempo, è capace di esprimere in poesia un alto senso della misura cosmica dell'umanità, come se da sempre la sua ricerca poetica si sia sposata con la ricerca filosofica e sia approdata a una dimensione metafisica che la colloca con naturalezza ad una altitudine rarefatta da cui le è possibile guardare allo scorrere del tempo e dei fatti umani come da un traguardo già raggiunto di saggezza e di equilibrio in cui le passioni si stemperano, gli odi e gli amori della vita si placano, le cose umane trovano la loro giusta collocazione nella scala dell'essere, e quindi i contrasti si frantumano, apparentemente senza neppure lo scotto di sofferenza della creatura, e i gradini dal non essere all'essere diventano una agevole scala per attingere l'infinito di Dio da cui tutto promana e a cui tutto torna con logica sequenza imperturbabile.
        A monte di tutto questo traluce una cultura solida e sudata di tradizione classica e contemporanea, di confronti fra culture tesi sempre a carpirne le segrete connessioni pur tra le differenze, una sintesi ad alto livello dei succhi più vitali dell'umana speculazione, soprattutto una capacità di coniugare le regioni dell'arte e della creatività con i principi filosofici puramente speculativi per approdare a una pienezza di sentire e pensare in sintonia col Principe dei Principi, col Dio Creatore a cui la creatura anela già prefigurandosi la sua collocazione eterna.
        Da ciò si deduce la continuità di battito poetico che percorre le varie sillogi che, più che un percorso ascensionale, testimoniano come Maura Del Serra si sia decisa a pubblicare versi solo a traguardo raggiunto, in modo che fin dall'inizio la sua espressione poetica rappresentasse non un iter in progress, ma un unicum, un'offerta finita all'infinito che ciascuno di noi rappresenta nella visione del Tutto, una testimonianza non già di fede incondizionata, ma una certezza, filosoficamente intesa, del nostro destino di creatura nell'ambito della Creazione Universale.
        La tensione emotiva e intellettiva dà al verso una scansione di classica compostezza che naturaliter cerca e trova la forma più giusta, solenne, ampia, sublime, senza mai tracimare in retorica, conservando il battito profondo.
        Una poesia di sfolgorante bellezza. Una donna, una vestale dell'arte poetica, assolutamente da conoscere, specie in tempi aridi e confusi come questi che stiamo vivendo: per imparare a non disperare, a guardare oltre e alto.

MARIA MARCONE
in "Puglia" e in "Lucania", 13 settembre 1995






Commento di Milvia Maria Cappellini ai testi Alle stagioni e Mimesi di Maura Del Serra, ne Lo spazio del testo a cura di A. Fattori, F. Roncoroni, M. Sboarina, Arnoldo Mondadori Scuola, 1995, pp. 1326/27 - 1329/30

Alle stagioni da Meridiana, 1987

        L'inarrestabile e inavvertibile fluire del tempo. La superiore armonia che regola l'universo. La ciclicità degli eventi nel perenne mutare delle cose e degli uomini. La natura come garante e depositaria della vita. I temi della lirica che segue sono quelli di sempre. La tecnica espressiva, invece è nuova e suggestiva: sia per la scelta di visualizzazione, attraverso alcune analogie, (i concetti espressi nelle figure-simbolo delle stagioni) sia per l'originalità delle soluzioni espressive. Così, nella lirica, attraverso un linguaggio denso e allusivo, le stagioni, con il loro avvicendarsi, i loro colori e la loro funzione, diventano l'immagine stessa del gioioso ritmo vitale dell'universo.
        Metro: versi liberi, per lo più endecasillabi.
        Lo spettacolo della natura è una trama stupefacente di manifestazioni e fenomeni il cui linguaggio e il cui significato la poesia cerca da sempre di intendere e di esprimere. Nella lirica di Maura Del Serra, le stagioni sono l'immagine sensibile del ritmo universale. Esse sono le sintesi tra il mutare incessante delle cose - l'eterna vicenda di nascita, trasformazione e morte - e l'eternità perfetta dell'ordine universale; esse permettono ai nostri sensi parziali e al nostro intelletto limitato di percepire il tempo, quindi l'eternità, e di intuire le profonde analogie tra le cose: perfino le manifestazioni della storia dell'uomo, che pure appaiono così effimere, acquistano un senso dal fatto che sono da esse rispecchiate.
        Dal punto di vista stilistico-espressivo, la lirica si caratterizza per la ricchezza di simboli e di immagini che contiene e per l'ampio respiro sintattico della sua trama concettuale: è, infatti, costituita da un unico periodo che, sviluppandosi in forma di apostrofe alle stagioni, si articola in una serie di definizioni che si susseguono e si intrecciano, evidenziate e connesse dall'uso attento della punteggiatura. Il linguaggio è essenziale e rarefatto, adatto all'espressione di idee nette e di immagini intensamente liriche. Il ritmo è agile e mosso, dilatato di continuo dagli enjambements, e dal frequente ampliamento dell'endecasillabo di base in versi più lunghi.

Mimesi da Infinito presente, 1992

        La poesia contemporanea, senza inibizioni di sorta, affronta in termini problematici anche il sempre complesso nodo dei rapporti fra l'uomo e Dio, il tema senza fondo della fede.
        Si veda come, nella lirica che segue, Maura Del Serra rappresenta, in immagini di folgorante intensità che danno voce a una vicenda comune a molti, la sua drammatica ma appagante esperienza religiosa.
Metro: versi liberi costituiti da endecasillabi inframmezzati da settenari e da versi di quattordici sillabe.
        L'uomo, che è fatto a immagine di Dio, su Dio si modella. Quando Dio fugge da lui anch'egli fugge da Dio; quando Dio torna da lui, anch'egli torna da Dio. E l'uomo che Dio torna a visitare o che torna a Dio - dopo una dialettica anche aspra e drammatica di rifiuti e dimenticanze - ritrova, affidandosi fiduciosamente alla vita, quella corrispondenza tra forma divina e forma delle cose che è alla base della creazione e dell'universo: soprattutto, scopre nell'infinita multiformità della vita la trasparenza che permette di intravedere il disegno divino. Compito del poeta a questo punto diventa quello di testimoniare - con la parola - la forma perfetta e infinita di Dio che si manifesta attraverso la molteplicità delle forme del creato: Maura Del Serra, infatti, conclude la lirica affermando la sua volontà di "narrare" le infinite forme di Dio.
        Dal punto di vista stilistico ed espressivo, la lirica è caratterizzata da una struttura sintattica compatta che chiude nel giro di un unico periodo ritmato dalle anafore, dai parallelismi e dalle antitesi concettuali l'intero discorso - confessione-professione di fede della poetessa. La lingua è ricca di immagini ardite ("mi feci grotta"; "mi acuminai in disdegno"; "mi sciolsi in oblio" ecc.), di grande effetto emotivo. Il ritmo musicale, affidato all'alternanza di versi brevi e lunghi e a una serie di assonanze, è serrato e incalzante nella prima parte della lirica, più pacato e disteso nella seconda parte.
 





        [...] Accanto a Luzi la personalità più interessante del "teatro di poesia" è Maura Del Serra. La sua drammaturgìa nasce da un sentimento lirico dell'esistenza, ma, poi, riesce a trovare una chiave teatrale solida e rigorosa.

GIOVANNI ANTONUCCI,
Storia del teatro italiano del Novecento
Roma, Studium, 1996






El certamen reúne hoy en el Palau de la Musica la voz de 13 autores

        [...] la italiana Maura Del Serra representa a la poetisa de raza y métrica tradicional, que considera la poesia como "la traducción de lo invisible a lo visible" [...]

"El Periódico de Catalunya"
Barcelona, 15 maggio 1997






Barcelona durante unas horas la capital internacional de la poesía / El certamen llega a la decimotercera edición consolidando su éxito

        [...] a Maura Del Serra le interesa unir el alma con la historia; [...] Tal y como expresa Maura Del Serra, la poesía puede convertirse en lengua y monedas común. [...]

"El Mundo"
Barcelona, 15 maggio 1997






Concert de poesia / Tretze poetes reciten els seus versos al Palau de la Música

        [...] Maura Del Serra: Italiana. Va dir que conreava una poesia que bevia de la tradició clássica i del simbolisme francés. "La poesia és una traducción de l'invisible", va afegir aquesta escriptora i traductora que va debutar amb el llibre L'arco (1978). [...]

"Avui"
Barcelona, 15 maggio 1997






El Festival de Poesia mezcló en el Palau estilos y voces de tres continentes

        [...] la italiana Maura Del Serra, que puso bellas imágenes al servicio de temas come el destino, la humildad o el despertar interior.[...]

ROSA MARIA PIÑOL
"La Vanguardia"
Barcelona, 17 maggio 1997






XIIIè Festival Internacional de Poesia de Barcelona

        El dia 15 de maig es va celebrar el XIIIè Festival Internacional de Poesia de Barcelona al Palau de la Música Catalana. Va esdevenir l´acte de cloenda del cicle Set dies de poesia a la ciutat.
        Aquest any hi figuraven tretze poetes; es volia que hi participés el mateix nombre de persones que el número de l´edició de l´acte. Per primera vegada s´hi presentaven tres llengües noves: el bengalí, el persa i el polonès.
        Els poetes eren: Lokenath Bhattacharya (bengalí), Enric Casassas (català), Maura Del Serra (italiana), Bernard Heidsieck (francès), Diego Jesús Jiménez (castellà), José Jiménez Lozano (castellà), Bernard Mauciet (occità), Biel Mesquida (català), Manuel Rivas (gallec), Yadollah Royaï (persa), J. N. Santaeulàlia (català), Zoé Valdés (cubana), Adam Zagajewski (polonès).
        En el marc d´un escenari primaveral va obrir l´acte el poeta i novel·lista Biel Mesquida, que va aconseguir una gran acollida sobretot amb el poema Mirall de miratges fet.


MIRALL DE MIRATGES FET
volen els seus dits de sal

Filar i desfilar trames
d´un espill brodat de pell.
Esfilagarsar imatges
estimades sense amor, temps
caçat per les juntes del vers
més trencadís, més fet.
Qui no sap l´endevinalla?
Morir-se i després saber.

           (Notes de temps i viceversa, Manacor, 1981)

        El poeta i novel·lista gallec Manuel Rivas va transmetre un gran entusiasme al Festival amb els seus poemes i, fins i tot, va crear expectació en el moment en què va començar a cantar alguns versos del poema Alivanta Rock´n roll, poema que tant pel contingut com per la forma denotava innovació.


ALIVANTA ROCK´N ROLL

Això no,
això no és rock´n roll.
É unha cousiña branca.
Alivanta rock´n roll.
Alivanta rock´n roll.
En el medio de la mare
hai unha cousiña branca.
Això no,
això no és rock´n roll.
É unha cousiña branca.
Què serà?
Què no serà?
É o mar que se alivanta.
Alivanta rock´n roll.
Alivanta rock´n roll.
Ai nena, t´estimo perquè no!

           Traducció del gallec d´Àlex Susanna

        Potser una de les característiques del Festival va ser la diversitat de tons que es va poder escoltar. Així contrastava la interpretació del poeta anterior amb la de la poeta, dramaturga, traductora i crítica literària Maura Del Serra, en la qual es van poder sentir la sobrietat i el refinament de la seva recitació.
        He escollit el poema "Sense res" de Maura Del Serra, poeta que concep la poesia com la traducció de l´invisible al visible.


SENSE RES

Matar la mort amb la mort,
com l´arbre fet
estrelles i pàgina blanca als pensaments,
nau i bol i icona i porta i fusta de creu;
matar la veu
de la il·lusió - la pantalla potent
i vàcua del present - amb l´autèntic present
que és alta llum del cor, i no consola i no ment;
viure sense res
en la gota que és tota la font.

           Traducció de l´italià d´Àlex Susanna

        El poeta francès Bernard Heidsieck ens va sorprendre amb la interpretació de "Lletra "K"", ja que va recitar aquest poema amb l´acompanyament d´una cinta enregistrada a través de la qual es podien escoltar fragments del poema i sons diversos com cops sords sobre una porta.
        També vam poder escoltar poesia polonesa, darrerament guardonada amb el Premi Nobel de Literatura. Vam comptar amb la presència d´Adam Zagajewski, un dels poetes polonesos actuals de més projecció internacional. Entre els guardons que ha rebut, figuren el Premi Kurt Tucholsky del Pen Club Suec, el Premi Jurzykowski de Nova York, el Premi Jean Malrien francès i el Premi Internacional Eslovè Vilenica.
        Segons Adam Zagajewski la poesia polonesa és una poesia molt oberta, que sent el neguit permanent de poder accedir a un gran públic i que s´esforça per trobar respostes a qüestions essencials. Un dels poemes recitats va ser "Ruïnes", en què va podem sentir la força de l´expressivitat del poema.


RUÏNES

Fins una capsa aixafada de cerilles,
que a l´alba resta
sobre la platja freda de l´asfalt,
és viva.
La llum de l´aurora,
que ja ho ha vist tot,
tendra i mandrosa, n´acarona
les parets i les voltes.
Heus aquí les ruïnes
d´una catedral gòtica,
el riure
i la destrucció.

           Traducció del polonès de Josep M. de Segarra

        Una vegada més, mentre mirava el Palau de la Música Catalana tot ple, pensava com podia ser que la poesia fos "la germana pobra" de la literatura o, si més no, per què s´entesten a fer-nos-ho entendre d´aquesta manera si les localitats estaven exhaurides i si hi ha persones que encapçalen algun esdeveniment, que senten important, amb algun vers perquè saben o intueixen que la poesia té una profunda força.
        Segurament el Palau era ple perquè sabíem que escoltaríem el poder de la paraula.

VICTÓRIA FERRANDO
Barcelona, maig 1997






Una regina in catene

        L'ultimo numero di "Horisont" contiene fra l'altro quattro brevi poesie dell'autrice italiana Maura Del Serra. È la prima volta che la sua lirica è tradotta in svedese. Della amabile versione risponde Vibeke Emond che ha tradotto anche la pièce della Del Serra Nijnskij [Lo Spettro della Rosa], che fu messa in scena al Lilla Theater di Lund durante la settimana della cultura italiana del settembre scorso.
        Maura Del Serra appartiene alla generazione "più giovane" degli autori italiani (è nata nel 1948) che è meno nota da noi. In patria è reputata fra gli eminenti. È anche docente di Letteratura Italiana Moderna all'Università di Firenze e ha tradotto una lunga serie di romanzi, pièces e poesia da diverse lingue: fra cui opere di Shakespeare, Proust, Woolf. Ecco una delle poesie di "Horisont".[...]

KARIN NIHLÉN
"Arbetet", Stoccolma, 6 settembre 1997
(trad. dallo svedese di Daniela Marcheschi)






        "L'intensa capacità di lode, la gloria che oscuramente disegna una via di salvezza nell'intreccio dolente del mondo e della storia" … È Roberto Carifi, recensendo L'età che non dà ombra (1997), a fare il punto sull'alto lirismo sapienziale di Maura Del Serra (Pistoia 1948), un'autrice importante, nel panorama della nuova poesia, anche studiosa e traduttrice di prim'ordine (ricordiamo i suoi lavori su Campana, Rebora, Pascoli, Ungaretti, Jahier) e le sue versioni dalla Else Lasker-Schüler, dalla Woolf, da Simone Weil, Juana Inés de la Cruz, etc.; e le raccolte La gloria oscura, 1983; Concordanze, 1985; Meridiana, 1987; Infinito presente, 1992). "Più che altrove", scrive Carifi, "Maura Del Serra attraversa le dolorose stazioni dell'età nichilista, di questa epoca perduta 'nel fondiglio del non senso', in 'giorni di creature divise', di 'arroganti rovine'; interroga la 'barbarie ricorsa', la 'guerra dei dogmi senza fede', scommette sulla responsabilità della poesia, sulle sue istanze etiche, sulla vocazione a cercare 'in nuova lingua/verde l'antico giardino dei nomi'. In realtà "il personaggio che sostiene con la sua presenza gran parte dei componimenti del libro" - e qui Giorgio Barberi Squarotti si riferisce a Corale, una bella antologia del '94 - "è una figura d'allegoria: la natura che conserva in sé le radici della vita, il compendio e il deposito delle radici delle cose, la 'messaggera' non celeste, ma terrena che porta notizie assolute sull'essenza del cosmo in quanto opera della creazione divina". E a questa sacra istanza, divina, creaturata essenza della Natura, si rivolge e si conforma tutta la poesia della Del Serra.
        "'Natura come corpo'," - conferma Anna Dolfi in un commosso saggio intitolato e dedito a tale Ombra in luce - "terra, materia, nero (opacità si direbbe in perpetua ricerca della sua forma occultata, presente dolorosamente ferito, dalla collettiva e individuale perdita dell'originaria unità con il Tutto e il Divino); Anima come bianco (sublimazione, intangibilità, trasparenza), acqua e aria insieme (inconsistenza di una forma formante che tende, da vicino, al suo principio), luogo dove agire le mani (che carezzano, sfiorano, dando e ricevendo forma); Spirito come fuoco, spazio/tempo combusti in una rubedo che attraverso la fiamma (medium possibile tra Anima e Spirito) si riconduce al bianco, alla totalità della luce e alla sua impossibilità (ombra come luogo di alonatura, ai margini dell'ossimoro permanente: così la stessa gloria oscura)".

PLINIO PERILLI
in Melodie della terra. Novecento e Natura
Milano, Crocetti, 1997






Consanguineità di terre e di cieli

        [...] E campaniane sono le febbri che con diversa intensità marchiano di un inconfondibile tremore le pagine di altri pistoiesi, come Maura Del Serra che di Campana è tra l'altro una delle maggiori studiose non solo in Italia. E per quanto in Maura Del Serra prevalga la lieve e generosa prossimità della Grazia che inginocchia il dissidio tragico nella lode e nell'Alleanza, a Campana rimandano certe vertiginose accensioni che aprono nel suo canto improvvisi lampi di dolore. [...]

ROBERTO CARIFI
"Il Tremisse pistoiese", 65/6, 1/2
gennaio-agosto 1998






La poesia di Del Serra

        Aprirà con un incontro con Maura Del Serra, lunedì 23 novembre (ore 17,30) al Museo Marini, nel palazzo del Tau, il ciclo di appuntamenti con la poesia organizzato dal comune di Pistoia, dal Centro e Fondazione "Marino Marini" con la collaborazione dell'Associazione "Via del Vento". L'incontro sarà introdotto dal critico Monica farnetti, mentre l'attrice Cinzia Cedola leggerà testi della poetessa pistoiese.
        Musiche per violoncello saranno proposte da Lilith Fiorillo e Carolina Calamai.
        Poetessa e drammaturga, Maura Del Serra, docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea nell'Università di Firenze, è autrice di importanti traduzioni e studi di critica letteraria.
        L'incontro di Pistoia precede una serie di appuntamenti che vedono protagonista l'autrice pistoiese. A Vicenza parteciperà a "Vivere la poesia" mentre a Padova, nel corso di una giornata internazionale di studi dedicata alla "Poesia e il sacro", riceverà il premio Camposampiero assegnatole per l'insieme della sua opera poetica. Infine altri appuntamenti in Austria, Francia e in Grecia.

"La Nazione" / Giorno e Notte
venerdì 20 novembre 1998






Successi italiani all'estero 1997

        [...] In maggio, Barcellona è stata la capitale mondiale della poesia con un calendario ricco di diverse iniziative, conclusasi con il momento culminante del 13° Festival internazionale di Poesia, che ha avuto luogo al Palau de la Musica Catalana gremito da 1800 spettatori che hanno ascoltato e applaudito le letture di 13 poeti di diversi Paesi e lingue del mondo. La poesia italiana è stata rappresentata da Maura Del Serra che ha letto testi tratti dalle sue raccolte Corale e L'età che non dà ombra, tradotti in catalano dal poeta Alex Susanna. La poetessa italiana, insieme al polacco Adam Zagajewski, è stata poi invitata ad una lettura straordinaria dei suoi testi nella Biblioteca Centrale di Santa Columna de Gramenet, dove ha dialogato con il pubblico, tracciando, fra l'altro, un panorama della situazione della poesia in Italia.
        Parliamo ancora di poesia con un convegno dedicato al poeta Dino Campana organizzato dall'University College of London, nell'ambito del Progetto sviluppato dalle Università di Berlino, Siena e Londra, con il sostegno della Comunità Europea e dedicato al poeta di Marradi.
        Dopo l'introduzione di Emmanuela Tandello dell'U.C.L., hanno fatto seguito le relazioni di Gabriel Cacho Millet, che ha parlato degli intrecci fra biografia ed opera nella figura di Campana; la relazione di Maura Del Serra, dal titolo Dioniso e Faust: il viaggio "tragico e morale" nei 'Canti orfici' e l'intervento di Silvio Ramat Altre osservazioni su 'La Chimera' [...].

Bollettino della S.I.A.E
Anno 70, n. 2, marzo-aprile 1998






CATHERINE O'BRIEN, Changing colours in the poetry of Maura Del Serra, Convegno Internazionale di Italianistica (Chicago [USA], aprile 1998)

[leggi il testo]





Una poetessa in trasferta

        Successi e riconoscimenti internazionali per la pistoiese Maura Del Serra, docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all'Università di Firenze, che ha recentemente partecipato […], la Del Serra ha proseguito la sua trasferta scandinava con alcuni incontri e letture a Stoccolma […]. Tra breve sarà anche a Taranto, dove riceverà il premio "Magna Grecia" per il suo testo teatrale Specchio doppio.

"La Nazione"
29 agosto 1998






        Brillante successo di Maura Del Serra in USA dove per una decina di giorni ha partecipato ad incontri, letture e tavole rotonde, presentando il suo lavoro poetico e teatrale in occasione del simposio "Italian Poets in the United States" organizzato dall'Ipsa (The Italian Poetry Society of America) in collaborazione con il College of Charleston in South Carolina e la Sonia Raiziss Gip Charitable Foundation di New York. L'iniziativa, alla quale sono stati invitati anche i poeti Giuseppe Conte, Milo De Angelis e Valerio Magrelli, oltre al prof. Giuliano Manacorda dell'università "La Sapienza" di Roma, prelude alla traduzione e alla pubblicazione negli Stati Uniti d'America di alcune delle voci poetiche più significative nel panorama italiano contemporaneo.
        Nel corso degli incontri a Charleston e a New York, la Del Serra è stata festeggiata anche per le recenti versioni inglesi dei suoi Versi per la danza usciti nella rivista newyorkese "Gradiva" e per le versioni delle sue poesie dell'irlandese Catherine O'Brien, presentate durante gli incontri americani.

"La Nazione"
8 novembre 1998






La poesia della Del Serra

        Aprirà con un incontro con Maura Del Serra lunedì 23 novembre (ore 17,30) al Museo Marini, nel palazzo del TAU il ciclo di appuntamenti con la poesia organizzato dal Comune di Pistoia, dal Centro e Fondazione "Marino Marini" con la collaborazione dell'associazione "Via Del Vento". L'incontro sarà introdotto dal critico Monica Farnetti, mentre l'attrice Cinzia Cedrola leggerà testi della poetessa pistoiese.
        Musiche per violoncello saranno proposte da Lilith Fiorillo e Carolina Calamai.
        Poetessa e drammaturga. Maura Del Serra, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea nell'Università di Firenze, è autrice di importanti traduzioni e studi di critica letteraria. L'incontro di Pistoia precede una serie di appuntamenti che vedono protagonista l'autrice pistoiese. A Vicenza parteciperà a "Vivere la Poesia", mentre a Padova, nel corso di una giornata internazionale di studi dedicata alla "Poesia e il Sacro", riceverà il premio Camposampiero assegnatole per l'insieme della sua opera poetica. Infine, altri appuntamenti in Austria, Francia e in Grecia.

"La Nazione"
20 novembre 1998






        Uno degli ultimi più emblematici titoli delle raccolte di poesia di Maura Del Serra è Infinito presente, nel quale Claudio Varese ravvede la dimensione che "si attua nel problema e nella soluzione dell'infinito, che scende e si dispone con rinnovata e attiva urgenza nel presente dell'umano e nel rapporto tra presente e infinito, che cerca e trova continuità nelle parole e nei versi". C'è una grammatica del tempo, la cui storicità e metastoricità è garantita d'un tratto solo dalla stessa sostanza temporale: così, l'infinito è raccolto nel suo essere presente, e quindi evoca implicitamente l'essere che con la sua presenza garantisce all'infinito stesso il suo statuto; eppure, il presente è ammesso a partecipare dell'infinito nella misura in cui è quest'ultimo che si lascia aggiogare alla sempre sospesa forca del transitorio. In altre parole, al rischio della staticità, della fissità della grammatica, la poesia risponde con la trama sintattica dei rimandi, degli scambi di ruolo tra infinito e presente, nell'intelaiatura del pentagramma. Non a caso, l'autoantologia di Maura Del Serra porta il titolo di Corale, con la conseguente evocazione della umanità e dell'unanimità di contro al rischio dell'individualità, del canto e della sua musica di contro al parlato ed alla chiacchiera, della religiosità del dettato di contro alla profanità del pensiero [...].

Dodici poesie inedite
YIP (Yale Italian Poetry)
vol. II, 1, 1998, pp. 61-72








MARGHERITA PIERACCI HARWELL (University College of Chicago), Maura Del Serra: signora della parola, obbediente alla regola, in "Il Tremisse", anno XXIII, n. 3, settembre-dicembre 1998

[leggi il testo]






LAURA STORTONI, Introduction to the Translation of some Lyrics by Maura Del Serra, "Esperia Press", Berkeley, California, February 20, 1999

[leggi il testo]






Orgogliosamente fuori dal centro
A Firenze un convegno sulle scrittrici del Novecento tra scandalo e contestazione


        Eccole, lancia in resta, le donne tutte insieme: le intellettuali e le scrittrici che hanno rinnovato la letteratura novecentesca contestando con la forza del loro sesso tutto ciò che è stabile e consolidato, in filosofia come in religione, in narrativa come in poesia, nell'etica come in estetica. Eccole tutte quante, luminose nel loro genio, a contrastare un'ordine forzatamente maschile, a rivendicare la loro orgogliosa posizione fuori dal centro e lontane da ogni canone. Ci saranno Virginia Woolf e Simone Weil, Ingeborg Bachmann e Katherine Mansfield, Elsa Morante e Amelia Rosselli, Margherita Guidacci e Annamaria Ortese. Tutte a Firenze, nelle parole delle loro relatrici, in un convegno che si annuncia importante, giovedì e venerdì prossimi al Viesseux.
        L'organizzazione è dello Smith College, l'anima è Monica Farnetti, egregia studiosa della migliore letteratura al femminile. Egregie anche le relatrici, molte toscane: anch'esse donne a tutto tondo, cervello e cuore e carne, critici letterari e poetesse e narratrici e giornaliste e commediografe al tempo stesso, senza le divisioni obsolete dell'universo maschile che si ingessa in ruoli e manca della fluidità con cui le donne relazionano fra loro e con il mondo: ed ecco la pistoiese Maura Del Serra, traduttrice impareggiabile, a parlare delle "sue" Woolf, Weil, Mansfield, Else Lasker-Schuler e della fiorentina Margherita Guidacci che a sua volta fu impareggiabile traduttrice di Emily Dickinson [...].

DAVID FIESOLI
"Il Tirreno", Tempo libero e Cultura
martedì 9 maggio 2000






        [...] Espressione della post-modernità, [...] è la versificazione quasi dialogata di Maura Del Serra, sostenuta da una limpidezza invidiabile e da un certo riconoscibile gusto didascalico. La sua poesia è colta e originale a un tempo: si risente tutta una tradizione di poesia femminile (specialmente quella russa, dall'Achmatova alla Cvetaeva) senza che si possa, però, ritrovarne traccia sicura nel lessico e nei metri [...].

DANIELE MARIA PEGORARI
dalla prefazione a
La voce dolce di resa. Omaggio a Rosita
Antologia poetica a cura di Enrico Cerqueglini
Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000






Il caso Maura Del Serra

        Ancora un obiettivo centrato in pieno da una donna: nel 1996, con la pistoiese Maura Del Serra, prima in classifica per Agnodice. Il risultato ha gratificato un'autrice fattasi notare in precedenza per testi teatrali su Simone Weil, Juana Inés de la Cruz e Don Milani, conosciuta inoltre come poetessa e per le frequentazioni critiche di Campana, Rebora, Pascoli, Claudel, Jahier, Ungaretti, Pasolini.
        Quello della Del Serra è un vero e prorio "caso", divisa fra cattedra e scena, se si pensa che insegna letterartura italiana moderna e contemporanea, traduttrice, critico letterario, con la vocazione per il teatro scoperta soltanto in data recente.
        Agnodice prende spunto da un preciso riferimento storico. Si chiama così la protagonista, una giovane donna che pratica l'arte medica in una società (quella greca), in cui la medicina è esclusiva prerogativa degli uomini che non tollerano nella loro "classe" la presenza femminile anche se persona sufficientemente preparata per la professione. Il tutto comunque si ricollega emblematicamente ai nostri tempi alludendo alla difficile equiparazione fra mondo maschile e mondo femminile.
        Un tema delicato affrontato con vigore e sensibilità e soprattutto con una densità che svela nell'autrice una intellettuale preparata e rigorosa. Una personalità come quella della Del Serra, poetessa e studiosa di grande rigore e assolutezza di postulati, si è rivelato un prezioso acquisto per il teatro. Una scrittrice e drammaturga in grado di perseguire un'austera ricerca interiore. La sua poesia e la sua cultura si alimentano di un ampio arco di esperienze filosofiche e musicali attinte alle arti figurative e alle letterature straniere [...].

ETTORE ZOCARO
Per una scrittura drammatica di ricambio.
25 anni d'attività del premio "Fondi-La Pastora"
per la letteratura drammatica 1974/1999
,
Latina, Ulisse Edizioni, 2000, pp. 69-70






Convegno I segni della Santa Russia (Peccioli 24-25 novembre 2000)

        Nel piccolo, ma antico comune di Peccioli si è aperto un museo di icone russe donate dall'ex corrispondente da Mosca del "Giorno" e ora di "Panorama", Francesco Bigazzi [...]. Nell'occasione della inaugurazione di un museo che è un raro, se non l'unico, esempio di avvicinamento di due culture - italiana e russa - diverse, ma unite dalla comune matrice cristiana, come ha giustamente sottolineato il sindaco Macelloni, erano presenti il Vescovo di Volterra Mansueto Bianchi unitamente al suo vicario e parroco locale Volpi e il prorettore dell'Accademia Teologica di San Pietroburgo Nikolaj Ivanovic Preobrazenskij e il parroco della chiesa russa di Firenze Blatinskij. Ha inviato il suo saluto molto impegnato il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad. È stato quindi un avvenimento di ispirazione ecumenica.
        È stato un fatto di cui hanno scritto e parlato diversi organi di stampa, reso possibile dalla sinergia di diversi istituti italiani e russi [...] con la collaborazione del Museo Ermitage di S. Pietroburgo [...], che ha fornito per l'occasione ben 20 icone della sua ricca collezione, che si aggiungono alle 60 donate da Bigazzi [...]. Il Convegno per merito dei due interventi di Maura Del Serra e di Luciano Martini offre due possibili soluzioni alle antinomie finora enucleate fra arte occidentale e dell'Europa orientale. L'intervento di Maura Del Serra è centrato, infatti sull'inedito parallelismo simbolico e conoscitivo fra due famose estetiche: la poesia e l'icona, due scienze della soglia, in apparenza dissimili ma in realtà congeneri, viste appunto come "soglie" e ponte fra il visibile e l'invisibile, il fisico e il metafisico, l'individuale e l'impersonale, in rapporto alla percezione e alla visione delle immagini spirituali archetipiche che le hanno nutrite, attraverso il tempo della tradizione occidentale, dal Medioevo al Novecento. [...]

RENATO RISALITI
"Koinonia"
XXIV, 2 (241), febbraio 2001, pp. 32-33






Autori sulla via del successo Rappresentati i testi di Severi, Del Serra, La Rosa

        Dal "Fondi-La Pastora" alla ribalta nazionale. È il percorso sul quale si sono incamminati tre autori: Alberto Severi, Gabriella La Rosa, Maura Del Serra. A darne notizia è l'organizzazione del Premio che, ricordando l'esempio concreto della vitalità della nostra scrittura drammatica, testimoniato anche dalle tre opere che hanno trovato la via della scena, auspica che gli spettacoli vengano inseriti nei circuiti dei grandi teatri italiani.
        Ma andiamo per ordine partendo da Maura Del Serra, vincitrice del "Fondi-La Pastora" nel 1996. Il prossimo 24 marzo al teatro Manzoni di Pistoia debutterà la sua Agnodice. Il testo narra una storia ancora oggi di grande attualità. "Protagonista è una donna giovane e bella, ma non disponibile ad accettare il ruolo marginale che al suo sesso veniva assegnato nell'Atene di Manandro" scrive lo storico del teatro Giovanni Antonucci. Una cultura inaccettabile per lei, che la induce a travestirsi da uomo per esercitare il mestiere di medico, vietato alle donne pena la morte. Agnodice è medico del corpo e dell'anima: la sua sensibilità "al femminile" incanta e conquista i pazienti. [...]

"Latina Oggi", marzo 2001






Monica Menchi, una voce per i versi di Maura Del Serra

        Con una lettura di poesie di Maura Del Serra da parte dell'attrice Monica Menchi e un'intervista di Milva Maria Cappellini e Stefano Bindi alla scrittrice e drammaturga pistoiese, prenderà il via venerdì la stagione di appuntamenti culturali organizzati dal circolo "Maritain" [...].
Le poesie scelte per la lettura pubblica sono tratte da Corale (Newton Compton, 1994), L'età che non dà ombra (Le Lettere, 1997) e Adagio con fuoco. Poesie. Versi per la danza (Le Lettere, 1999) e costituiscono una piccola scelta antologica rappresentativa dei principali temi dell'ispirazione poetica di Del Serra col suo incessante interrogarsi sul destino e sulla sorte dell'uomo, sui legami tra visibile e invisibile [...].

CESARE SARTORI
"La Nazione", mercoledì 24 ottobre 2001, p. XXVIII






Monica Menchi legge Maura Del Serra

        Domani sera alle ore 21, organizzato dal centro studi Jacques Maritain, al convento di San Domenico a Pistoia, si svolgerà un incontro dedicato alla poesia della pistoiese Maura Del Serra. La serata segna l'inizio del calendario di appuntamenti del centro.
        La serarta prevede gli interventi di Mariangela Maraviglia e Stefano Bindi, che presenteranno la poesia di Del Serra, l'intervento dell'autrice, infine letture eseguite dall'attrice Monica Menchi
        La serata vuol essere un "viaggio" all'interno della poesia di Maura Del Serra: come nasce, come è realtà significativa nel contesto culturale attuale, come è mezzo di analisi dell'uomo del nostro tempo, come è elemento di armonia per analizzare approfonditamente l'armonia e la non armonia della realtà umana. [...]

ILARIA MINGHETTI
"Il Tirreno", giovedì 25 ottobre 2001, p. VIII






Incontro con la poetessa Maura Del Serra

        Serata all'insegna della poesia, quella che ha inaugurato il ciclo d'incontri organizzati dal Centro Culturale Maritain per l'anno 2001-2002.
        Interlocutrice d'eccezione di una conversazione che ha toccato i tanti significati del fare poesia, è stata Maura Del Serra, personalità del mondo letterario contemporaneo che, all'attività universitaria presso l'ateneo fiorentino, affianca un impegno poetico e drammaturgico di notevole valore. Contributi critici su autori come Pascoli e Ungaretti, numerosi autori tradotti tra i quali Simone Weil e Borges, testi teatrali: un materiale vasto percorso dal filo rosso della poesia.
        Maura Del Serra esordisce come poetessa nel 1978 con L'arco, raccolta di poesie, e nel tempo che è trascorso da allora la sua scrittura poetica si è evoluta, così come una personalità cresce attraverso il contatto con la realtà.
        Gradualmente, il reale si è sempre più radicato, "accomodato", nelle sue poesie; da un verso che rimanda ad un enigma insondabile si passa ad un verso che accoglie il reale senza essere descrittivo: la poesia si è fatta transitiva, aperta, non perdendo la carica d'inquietudine dovuta al suo essere testimonianza della vita – non consolazione – testimonianza che non illude e che non può perciò essere pacifica.
        Poesia inquieta e pregnante, non statica, che nasce dalla dinamicità degli opposti: è una poesia dell'ossimoro, della coincidenza travagliata di ciò che è diverso: in questo senso il poeta è femminile, perché ha il ruolo di intermediario, di mediatore tra gli opposti, crea – per citare la stessa Del Serra – "arcobaleni tra terra e cielo" rendendo l'invisibile attraverso il visibile.
        Questa presenza di un invisibile carica i versi poetici di una forte tensione religiosa, che trae nutrimento dalla tradizione cristiana, dal mondo ebraico ed orientale e dal mito classico: è un senso del sacro che viene fuori da più tradizioni facendosi universale, punto d'incontro di diverse dimensioni esistenziali che non appiana ma tiene insieme le differenze che vanno al alimentare la poesia.
        Poesia personale e cosmica al tempo stesso, creaturale e civile insieme, perché nasce dalla penna di una poetessa che ha due cose – la natura e la società – e che si sente cittadina del mondo pronta ad ascoltare le parole ed i bisogni degli altri.
        Scrivere versi è tradurre la vita, modificare la materia vitale senza intaccarne l'essenza, e la vita è anche nella produzione teatrale di Maura Del Serra, fino al testo al quale sta lavorando, Scintilla d'Africa, dedicato all'Agostino non ancora convertito. È un teatro di poesia e drammaticità che vive della compresenza di più voci e di tutti i registri stilistici.
        Maura Del Serra è una scrittrice completa che molto deve ai classici, ai romantici e ai simbolisti, capace tuttavia di portare avanti un discorso poetico originale e di grande spessore esistenziale.

MATILDE PALANDRI
"La Vita", 40, 11 novembre 2001






        Di squisita e palpitante sensibilità femminile, tutta tesa alla scoperta del Divino nell'esistenza, è sostanziata la spiritualità di Maura Del Serra [...].

G.L.
in Così pregano i poeti, Milano,
Edizioni San Paolo, 2001, p. 193






        [...] Caso a sé è quello di Maura Del Serra, poetessa tra le più originali del panorama nazionale e instancabile critico, che ha intrapreso nella seconda metà degli Anni Ottanta un'intensa ricerca poetico-drammaturgica, dando vita a testi in versi come Agnodice, La fonte ardente e Dialogo di Natura e Anima, e in prosa quali L'albero delle parole. [...]



TIZIANO FRATUS
in La poesia che stringe i teatri
"Atelier"
a. VII, n. 26 (giugno 2002), p. 68






        Guardate nel mio cuore, guardate ciò che è. È forma senza forma, indefinibile, intatta. È in alto, ma non è luce. È in basso, ma non è buio. È terra nella terra, cielo nel cielo, rosa eterna. La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce. Se i bruchi la divorano, lei lascia cadere un altro seme alle radici, e rivive e rifiorisce, e non sa come. Io sono lo Spettro della Rosa. Sono la rosa bianca, la rosa rossa... rossa... Russia. Madre, madre mia. Io amo mia madre. Amo mia moglie... Amo mio marito. Ecco il mio cuore di gioia: prendetelo, mangiatelo, guarite il mondo dal suo dolore.
        Nijnskij - Lo Spettro della Rosa, l'intenso atto unico teatrale che la poetessa pistoiese Maura Del Serra ha dedicato nel 1995 al grande ballerino e coreografo russo (1890-1950) - uno dei più grandi di tutti i tempi - inaugurerà il 21 maggio prossimo, con una produzione italo-russa e interpreti dei due Paesi, una nuova struttura polivalente dotata delle attrezzature tecniche più aggiornate e con le caratteristiche tipiche dei teatri-studio che l'attore e regista Adriano Miliani e il collega Alexej Merkouchev presenteranno in aprile in un capannone industriale riadattato di Cerbaia Val di Pesa (Chianti fiorentino).
        Il monologo di Del Serra, che debuttò nel '96 al "Lilla Teatern" di Lund (Svezia), non è mai stato rapprersentato in Italia, "anche se anni fa - ci informa l'autrice - fu testo di riferimento per una giornata di studio sul 'teatro totale' che si tenne al 'Teatro dell'Angelo' di Roma". Dopo Cerbaia e il passaggio in alcune arene estive italiane, è previsto che il Nijnskij da settembre vada in scena a San Pietroburgo nell'ambito del cartellone di iniziative dedicate al 300° anniversario di fondazione della città russa dove il grande ballerino nacque e dove ebbe la sua formazione prima di diventare l'étoile dei "Balletti" di Diaghilev. Ma non è l'unica novità che riguarda la produzione teatrale di Maura Del Serra; anzi si può dire che il 2003 sarà per lei da questo punto di vista un anno di grazia. "Mi emoziona - confida la scrittrice - l'attesa per l'allestimento che dell'Agnodice, dedicato all'affascinante e 'scandalosa' donna-medico vissuta tra Atene e Alessandria in età ellenistica, farà il regista greco Antonis Papadopoulos. Il debutto è fissato ad Atene in giugno".
        Intanto il Comune di Poggio a Caiano e la casa madre delle Suore Minime sono impegnati nella messa in scena di La Minima, l'unico lavoro teatrale che Maura Del Serra ha scritto su commissione in occasione della beatificazione, una decina di anni fa, di madre Margherita Caiani.
        E nel cassetto c'è qualcosa di inedito? "Ho da poco ultimato un testo dedicato a Pier Paolo Pasolini. Da tempo l'amico pittore friulano Giuseppe Zigaina, che fu sodale dell'autore di Ragazzi di vita fin dagli anni della gioventù, mi esortava a scrivere qualcosa per il teatro incentrato sul 'personaggio' Pasolini. E così ho fatto".
        E dev'essere nato sotto la buona stella quel testo se, appena terminato, è stato letto da Laura Stortoni Hager, editrice e traduttrice di San Francisco nonché instancabile mediatrice culturale tra gli Usa e l'Italia, che lo ha subito tradotto e portato con sé a Berkeley dove dovrebbe andare prossimamente in scena.

Ce. Sa.
"La Nazione"
martedì 4 marzo 2003






A Maura Del Serra il "Rosso di San Secondo". Il prestigioso riconoscimento ottenuto su un lotto di 80 drammaturghi europei

        È stata assegnata alla poetessa e scrittrice Maura Del Serra la VI edizione del Premio Teatrale "Rosso di San Secondo", patrocinato dalla Regione Lazio, dal Sindacato Nazionale Autori Drammatici, dalla rivista teatrale "Prima Fila" e destinato al testo teatrale di un autore dell'Unione Europea e a interpreti e operatori teatrali distintisi nella promozione del repertorio del '900.
        La commissione giudicatrice ha esaminato i lavori di 80 drammaturghi europei ed ha deciso di assegnare il primo premio al "poema scenico" Isole di Maura Del Serra.
        Il testo - di prossima pubblicazione per i tipi di Ianua di Roma, con prefazione di Ugo Ronfani - "è centrato sul problematico rapporto femminile, classico quanto profondamente contemporaneo, con l'archetipo maschile, rappresentato da un Ulisse ibernato e silente. Quattro donne, ispirate ad altrettante figure dell'Odissea omerica (Nausicaa, Circe, Penelope ed Anticlea) e che rappresentano le quattro età della vita e sono quattro incarnazioni del femminile: la fanciulla, l'amante, la moglie e la madre (corrispondenti alle stagioni dell'anno), agiscono in rapporto drammaticamente dialettico con la figura maschile; rapporto, reale e simbolico, che evolve verso un finale di sorprendente attualità".
        La consegna del premio è avvenuta a Roma, nel teatro "Tordinona", lunedì 26 aprile nel corso di una festosa ed affollata cerimonia durante la quale è stato premiato anche l'attore Virginio Gazzolo per le sue interpretazioni da autori novecenteschi.

"La Nazione"
29 aprile 2004






Giochi di colore nella poesia di Maura Del Serra.
Poetessa, drammaturga, traduttrice. Mediatrice tra visibile e invisibile. Una poesia che "mostra il cammino al sole". L'alternarsi delle stagioni al ritmo gioioso dell'universo. Infinito presente. L'età che non dà ombra.


        Sebbene la poesia di Maura Del Serra sia fatta generalmente rientrare nell'ambito delle nuove tendenze della poesia italiana degli ultimi decenni - con particolare riferimento alla produzione femminile - l'abbondante varietà di raccolte da lei pubblicate fino ad oggi le hanno conferito un riconoscimento particolare nel panorama della poesia italiana contemporanea. Poetessa, drammaturga, traduttrice e critico letterario ha pubblicato volumi e saggi dedicati ad autori del Novecento italiano ed europeo, numerose raccolte poetiche, testi teatrali e traduzioni dall'inglese, tedesco, francese e spagnolo. Nonostante le sue opere siano poco diffuse fuori dell'Italia, dal 1978 le sue raccolte vengono curate da prestigiose case editrici nazionali. (1)
        Il fatto che Maura Del Serra non è molto conosciuta all'estero può essere attribuito a numerosi fattori, i quali non riguardano esclusivamente il suo caso, ma quello di molti altri poeti italiani contemporanei. Tali cause possono essere suddivise in due categorie, una delle quali fa riferimento alla posizione odierna della poesia in Italia, mentre l'altra riguarda la carenza di traduzioni delle sue opere, le quali permetterebbero di portare la sua produzione all'attenzione di un pubblico più ampio, anche fuori dei confini nazionali. È bene notare che esistono alcune traduzioni delle sue poesie in russo, tedesco, svedese ed inglese, ma nessuna di queste fornisce una visione esaustiva della sua opera. In Italia la produzione della Del Serra è apprezzata da critici, poeti e lettori dotati di un interesse di ampio respiro verso il linguaggio lirico, i quali si identificano con la sua visione poetica e della vita in generale, e che sono in sintonia con l'uso che la Del Serra fa della lingua, spesso soggettivo e di difficile interpretazione.
        Come è avvenuto per molti altri poeti della sua generazione, solo raramente i suoi lavori hanno trovato posto all'interno delle principali antologie di poesia italiana contemporanea, ma ciò può essere attribuito all'arbitrarietà degli editori nel riguardi di lei e anche di tanti altri poeti e poetesse della sua generazione. Ciò è dimostrabile, per esempio, nelle critiche rivolte all'antologia intitolata Poeti italiani del secondo Novecento 1945-1995 (ed. 1996) (2) a causa della selezione di autori operata e per l'inspiegabile assenza, tra quelli inseriti, di scrittori di fama quali Sbarbaro, Rebora, Gatto, Penna, Risi, Spaziani, Cattafi, Ripellino, Guidacci, Mussapi, Frabotta ed Insana. Le implicazioni e la gravità di queste omissioni sono un'ulteriore presa di coscienza sulla precarietà, arbitrarietà e mutevolezza delle selezioni antologiche, il che mette in discussione l'intero processo decisionale adottato per questo genere di raccolte.
        Di origini toscane, la poesia di Maura Del Serra è indissolubilmente legata alla sua attività come docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all'Università di Firenze, dove ha concentrato i propri sforzi soprattutto nella valutazione critica di numerosi autori italiani ed europei del XX secolo quali Pascoli, Campana, Rebora, Ungaretti, Jahier, Caproni, Penna, Montale, Guidacci, Proust, Woolf, Borges. Affermata traduttrice con tedesco, inglese, francese e spagnolo come lingue di lavoro, ha tradotto componimenti di Else Lasker-Schüler, Shakespeare, Francis Thompson, Viriginia Woolf, Katherine Mansfield, Marcel Proust e Juana Inés de la Cruz, e ha scritto numerose opere teatrali. Il suo primo amore rimane comunque la poesia, che le permette di sviluppare la sua complessa filosofia di vita in maniera sintetica e concisa. Dalle sue stesse parole possiamo comprendere ciò che questo significhi per lei:

La poesia è comunicazione, come lo è la musica, come lo è il linguaggio di tutte le arti: una comunicazione molto intensa [...] nel mio caso si scrive poesia per testimoniare, per gettare un ponte [...] per stabilire dei legami autentici fra sé e il mondo, e questo lo si fa per tutti, a nome di tutti: il poeta è semplicemente un testimone, e non ha, in questo senso, nessun diritto all'autoesaltazione, a un senso di elezione "profetica" o di importanza particolare: è un testimone, un interprete dell'umano; è un traduttore dall'invisibile al visibile e viceversa, quindi, se è un buon traduttore avrà il merito appunto di aver ben tradotto questo testo invisibile che leggiamo tutti e da cui tutti siamo letti. (4)

        Il ruolo che la Del Serra attribuisce a se stessa come poeta è quello di mediatrice tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile, ed inoltre quello di traduttrice ed interprete dei messaggi che è in grado di desumere dai testi scritti. Perciò l'uso che fa del linguaggio assume un'importanza vitale, in quanto strumento attraverso il quale sviluppa pensieri ed intuizioni da trasmettere al lettore. Lo stile da lei utilizzato è sintetico e denso di contenuti, riuscendo ad esprimere, con il ricorso a vari tipi di immagini e metafore, il rapporto tra l'uomo ed il mondo che lo circonda. Particolarmente significativi a questo riguardo possono essere i titoli di alcune raccolte quali La gloria oscura e L'età che non dà ombra, ove l'accento ricade con forza sulle tinte cupe di "oscura" ed "ombra", sebbene la tendenza a sottolineare le variazioni di colore sia una delle caratteristiche predominanti della sua poesia. Questa particolare attenzione attribuita ai colori non esprime soltanto valori realistici e simbolici, ma fornisce in aggiunta precise indicazioni sulla poetessa e sul suo rapporto con la parola scritta.
        Il critico Giorgio Bàrberi Squarotti rileva nella poesia della Del Serra l'uso di immagini magiche ed orfiche, le quali richiamano da vicino poeti quali Dino Campana e Mario Luzi. Ma al di là dei possibili parallelismi con questi autori, la poesia della Del Serra dimostra inoltre un ampio ricorso a simbolismi e costruzioni allegoriche, il che evidenzia un non trascurabile substrato di credenze e convinzioni religiose. (5) La poesia Equilibrio afferma in maniera precisa ed inequivocabile quali siano i legami che uniscono poeta e lettore al testo stesso:

Ora che il tempo passa su noi col suo colore e siamo due farfalle dentro lo stesso fiore, ogni cosa ci svela la sua forma perfetta.

Il poeta e il lettore (le "due farfalle") sono accomunati simbolicamente da un destino umano e finito ("dentro lo stesso fiore") ed allegoricamente uniti nella comune consapevolezza dello scorrere del tempo ("il tempo passa"), in quanto ciò che è finito richiama l'infinito, ciò che è imperfetto la perfezione ("ogni cosa ci svela / la sua forma perfetta").
        Quali sono pertanto gli elementi che ritroviamo nella poesia di Maura Del Serra? Le sue opere mostrano stati d'animo e cambiamenti che riflettono l'intero processo di metamorfosi sperimentabile da parte dell'uomo; esse rappresentano inoltre un'indagine dell'anima e del mondo, in particolare in ciò che l'uno riflette dell'altro. Tale studio è accompagnato da un'ulteriore investigazione del linguaggio poetico, in quanto poesia e verità si fondono nello sviluppo lineare dei testi stessi. L'"orfismo" in Maura Del Serra (per usare la terminologia di Bàrberi Squarotti) è diretto, ascetico e preciso, mentre le immagini o visioni presentate sono ben delineate e decisamente di scarso contenuto emotivo.
        Anche la memoria gioca un ruolo fondamentale nella poesia di Maura Del Serra, poiché riconduce ai primi misteriosi contatti della poetessa con la vita ed ai suoi tentativi di scoprire il modo in cui essa intervenga nella sua storia personale e, di riflesso, in quella degli altri. Il saper dominare un linguaggio intuitivo le permette di svelare le analogie tra le cose, assicurandole inoltre di comprendere ed apprezzare le trasformazioni ed interazioni continue che si generano tra le persone. Queste riflessioni forniscono materiale primario per le sue poesie, come nel caso di Ritratto 1954, scritto nel momento in cui Maura Del Serra scopri di aver preso il posto di un fratellino molto amato, morto in tenera età. Fu un evento traumatico dal quale la madre non si riprese mai, mentre la figlia, fin dall'età più giovane, si rese conto di poter contribuire ben poco ad alleviare questo dolore incolmabile:

La bambina perduta nella casa
a lottare con l'ombra d'angelo del fratello
che a vita oscura il respiro ed il riso
nuovo del corpo a lei. La madre arsa
conta i doni mancati
alla sua icona...


La bambina presa
già da un suo stemma di parole contro
il nulla vi si cerca ed accarezza
la sua gatta nel sole dell'attesa. (7)

Esperienze di questo tipo le danno la certezza che l'uso e l'elaborazione creativa della parola scritta possano avvicinare con grande efficacia poeta e lettore al cuore dell'argomento trattato. Pertanto la poesia per la Del Serra diviene:

l'inutile certezza d'ogni rosa creata
nel lume chiuso dell'apparsa danza
mostra il cammino al sole. (8)

        I versi appena riportati rivelano l'essenza di ciò che appare - ma anche di ciò che è celato - nelle parole scelte dalla poetessa. Quest'opera illumina il cammino al lettore, superando l'oscurità dei due aggettivi "inutile" e "chiuso" attraverso la luminosità proveniente dall'immagine radiosa del "cammino al sole", la quale conduce alla conclusione della poesia e ne domina la parte finale. Qui poesia e pensiero diventano due aspetti della stessa esperienza, in quanto ciò che in senso letterale può essere considerato reale e concreto lascia il posto alla luce, alla gioia ed alla luminosità della "danza" e del "sole".
        Una poesia come questa può essere paragonata ad un fuoco segreto che penetra le profondità del significato: ciò appare chiaramente dai titoli enigmatici e deliberatamente provocativi che la Del Serra sceglie per i suoi componimenti. Come molti altri poeti è pienamente consapevole del potere proprio della parola di dare significato, scendere in profondità e manifestare valori intrinseci, nascosti fra le righe. Il suo obiettivo è quello di scoprire e rivelare analogie su livelli diversi, di assaporare i mutamenti e le trasformazioni costanti che avvengono nella vita, esprimendoli attraverso la suggestione lirica della poesia. Ne L'Arco l'immagine, presente nel titolo scelto per la sua prima raccolta, diventa metafora di una tensione interna, alla quale la stessa Emily Dickinson si riferisce nel versi "Existence's whole arc, filled up, I with one small diadem". (9) Questo "arco" abbraccia, o ingloba, luce e sole, e dà particolare enfasi al valore della conoscenza e di tutto ciò che è in grado di aprire una breccia nell'oscurità e vincere le forze del male. Questo aspetto conferisce particolare importanza ad ogni elemento considerato eterno o divino, mezzi capaci di allontanare le tenebre del silenzio e della disperazione.
        Per la sua seconda raccolta Maura Del Serra scelse il titolo contraddittorio La gloria oscura, che sottolinea una delle tante modalità delle quali si serve per dipingere di colore la sua poesia. Attraverso l'ossimoro qui utilizzato si vuol far riferimento alla capacità - più che alla certezza - propria della condizione umana di raggiungere la gloria. Questa dualità spicca nell'ampio ricorso da parte della poetessa a colori contrastanti e ad immagini quali "la gloria oscura", (10) "disputa in nero e rosso", (11) "l'azzurra quiete" (12) o a versi come "sarò cerchio perpetuo di lume / scritto nel punto oscuro", (13) il tutto usato per enfatizzare i conflitti riscontrabili nel mondo intorno a lei.
        Al contrario, il titolo della raccolta successiva, Concordanze, racchiude un concetto più ampio, in quanto concentra l'attenzione sul modo in cui apparenti opposti della vita umana come luce ed ombra, gioia e disperazione, possano risolversi armonicamente. Nella poesia Preghiera la Del Serra esprime così l'idea di concordanza:

sia favilla che sana
l'incendio della notte
goccia che scava dalla sabbia nostra
la sua guglia indelebile dispersa
nell'oltresole (14)

        Il senso di dualismo è una costante della sua opera poetica, espresso nel contrasto tra bianco e nero, finito ed infinito, realtà e potenzialità, dubbio e certezza. Poesia non significa soltanto segni neri su carta bianca, bensì essa diviene lo strumento rivelatore di una dimensione religiosa nella vita. Di conseguenza, il lessico utilizzato da Maura Del Serra fa ricorso ad elementi vitali quali l'acqua, il fuoco, la terra, l'aria, l'alba, la notte, la cometa, lo specchio, la pietra, il deserto, la stella, l'ombra ed il viaggio, tutti termini che aiutano a comprendere la verità sulla vita e sull'esistenza e che sono associati a colori dominanti quali il nero, il bianco, il rosso, ed alle emozioni ad essi correlate di disperazione, gioia e passione. L'esperienza della poetessa è parallela a quella di chiunque decida di intraprendere un viaggio tra vette e abissi alla ricerca della conoscenza e di una possibile dimensione religiosa della vita stessa.
        Nel 1987 la Del Serra scelse l'immagine simbolica della "meridiana" come titolo ad una delle sue raccolte. La combinazione di luce del sole ed ombra come indicatori dell'ora solare sono un ulteriore indizio della dualità che domina l'esistenza. In questo senso la poesia di Maura Del Serra si muove da una condizione soggettiva di confessione e metamorfosi, fino ad un coinvolgimento corale ad aspetti di vita quotidiana, attraverso un'alternanza universale di elevazione ed annullamento. Il passaggio dall'armonizzazione degli eventi ad una successiva riflessione o valutazione del loro valore prevede implicitamente una fase di concentrazione sul soggetto riflesso. La meridiana si tramuta nel simbolo di questa condizione, in quanto utilizza luce ed ombra sintetizzando in sé sia la realtà tangibile del tempo, sia l'essenza della sua natura fugace.
        Nella poesia Alle stagioni (15) vengono messi in primo piano temi quali lo scorrere inevitabile del tempo, l'armonia superiore che è regola dell'universo, la natura come garante e depositaria della vita e del carattere ciclico degli eventi del mondo. La tecnica espressiva utilizzata, qui come in altri casi nella poesia della Del Serra, è inusuale poiché il testo, attraverso l'uso del verso libero e, di preferenza, di endecasillabi, si sviluppa in un'unica lunga frase rivolta alle stagioni, la quale si suddivide in definizioni collegate fra loro grazie all'uso sapiente di virgola, punto e virgola e trattino. In questo modo il linguaggio, fortemente allusivo, conduce al centro della scena le stagioni nel loro continuo alternarsi, nei loro colori e peculiarità, diventando così immagine autentica del ritmo gioioso e vitale dell'universo. Questo aspetto è espresso chiaramente nei versi introduttivi:

In voi sole - oro, nero e azzurro - esiste
il tempo inesprimibile; voi siete
ogni viso che tanta strada porta
alla sua foce unanime, ed il moto
diamantino degli astri vi ripete in pensiero.

        Le stagioni, con i loro colori in continua alternanza, sono un'icona del ritmo universale, che ciascuna riflette a suo modo. Sintetizzano pertanto sia l'incessante cambiamento che segna nascita, trasformazione e morte di persone e cose, sia l'eternità dell'universo ordinato nel quale viviamo. Attraverso la nostra sensibilità finita ed intelligenza limitata esse ci offrono indicazioni sul tempo e sull'eternità, lasciando trasparire le profonde analogie esistenti tra ciò che è finito e ciò che non lo è:

- in voi la storia ha rotondo
incorruttibile specchio; voi, carne
della luce, spingete il mutamento
sull'altalena dell'eterno [...] siete
lo spazio che nel cuore nuovo canta.

        La similitudine di fondo espressa tramite questi giochi di colore che riassumono le caratteristiche vitali di primavera, estate, autunno e inverno, accompagna e riflette con precisione le diverse tappe della vita umana, muovendosi e sviluppandosi attraverso nascita, adolescenza, maturità, fino a giungere alla morte e alla corruzione.
        Simile nei toni e nei sentimenti a questa composizione ritroviamo la poesia Foglie, (16) nella quale si mette in evidenza il carattere ciclico della natura nel cambiamento in forma ed aspetto subìto dalle foglie, in armonia con il ritmo delle stagioni e secondo un processo di naturale rigenerazione. Propria di questa lode è la gratitudine della poetessa verso le umili "foglie", il cui colore verde è allo stesso tempo simbolo del sostentamento vitale che esse offrono durante la vita, così come della speranza offerta dal loro continuo riapparire ogni anno. Per la Del Serra esse sono le "Verdi madri dell'aria che ci nutre", ed il nostro debito verso di loro è espresso con chiarezza:

carne ciclica e chioma al mantello della terra,
voi dell'albero siete docile leggerezza
che dà parola al vento:
        Il massimo tributo di speranza e certezza da loro offerto trova spazio nei versi conclusivi:
rinascete in silenzio, e ancora e sempre la morte
in primavera nuova cancellate.

        Quando, nel 1992, Maura Del Serra pubblicò Infinito presente, scelse intenzionalmente questo titolo enigmatico. I due termini "infinito" e "presente" sono accomunati dal fatto di poter essere utilizzati sia come aggettivi, sia come sostantivi. La tematica che predomina in questa raccolta è quella del bisogno di armonia e felicità insito nell'uomo, e la sua costante ricerca di identità. Per la Del Serra il "presente" può essere visto come un prezioso rifugio:

... e chiamo là
il presente, la sua musica piena
di lieta forza.
(Lavoro) (17)

        In un'altra occasione esso è considerato come sintesi di passato, presente e futuro:

... occhio presente
gravido di futuro o di passato.
(Il simbolo) (18)

        Il presente è inoltre in grado di confrontarsi con l'eternità:

ostaggio dell'eterno il tuo minimo presente.
(Monito) (19)

        L'arte poetica disegna il legame tra ciò che è presente e ciò che è infinito, poiché ricerca e realizza un vincolo di continuità nelle parole e nei versi. La poesia Mimesi ci avvicina al tema della fede e del rapporto personale con il Creatore, aspetto comune a molti autori contemporanei, e che offre alla Del Serra la possibilità di narrare la sua drammatica e profonda esperienza religiosa:

Quando ti nascondesti,
oscurandomi in me mi feci grotta,
e quando mi cacciasti
mi acuminai in disdegno, e quando infine
tu mi scordasti, mi sciolsi in oblio:
ora che torni, amore delle sfere serene
e della cieca polvere, a far tempio
della mia tenda fuggevole, ferma
siedo sulle ginocchia di tua figlia la vita
nei suoi mille colori trasparente,
e narro ad ogni forma la tua forma infinita. (20)

        L'uomo, fatto a immagine di Dio, modella se stesso a somiglianza di Lui. Se Dio lo abbandona, anch'egli lo abbandona, e quando Dio ritorna verso di lui, egli fa lo stesso. Chi torna a Dio ed ha fiducia nella vita scopre il legame tra il divino e l'umano, mentre il cielo infinito della vita testimonia il piano soprannaturale dell'esistenza sulla terra. Compito della poetessa è, pertanto, quello di esprimere, attraverso gli scritti, quale sia questo piano divino riflesso, sebbene in maniera imperfetta, nella sconfinata varietà della creazione. Tale proposito è presentato dalla Del Serra nel verso finale: "narro ad ogni forma la tua forma infinita". Questa è un'opera chiave poiché contiene la confessione dell'autrice e la sua professione di fede.
        Dal punto di vista stilistico ella adotta la stessa struttura sintatticamente compatta, presente in molti altri componimenti. Alcune immagini utilizzate nella prima parte della poesia quali "mi feci grotta", "mi acuminai in disdegno" e "mi sciolsi in oblio", proiettano una vivida immagine di oscurità e disperazione. L'espressione "ora che torni" demarca l'inizio della seconda parte, insieme al ritorno della speranza, evidenziato dal ricorso a parole come "serene", "vita", "colori", "trasparente" ed "infinita", che esprimono nella loro natura la speranza e l'emozione simbolica, e che vengono associate a colori chiari e splendenti.
        Attraverso l'uso rigoroso del linguaggio, il ricorso corale al nero, al bianco, al rosso, e grazie al costante riferimento al quattro elementi primari di terra, acqua, aria e fuoco, la poesia di Maura Del Serra ci propone un'interpretazione della vita e getta un'àncora verso l'ignoto. Non è solo una serie dì simboli o di allegorie: è l'essenza della verità, una sorta di rivelazione che, nella sua forma imperfetta eppure illuminante, ci avvicina alla realtà della vita e dell'esistenza, ed alla dimensione religiosa presente in essa.
        Nella sua ultima opera L'età che non dà ombra (1997), la Del Serra rimarca nuovamente il concetto di potere della parola scritta, richiamando la convinzione di Mario Luzi secondo il quale le parole, se usate sapientemente, possono raggiungere mete celesti. Scrive Luzi a questo riguardo:

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione
[...] sii
luce, non disabitata trasparenza... (21)

        Come abbiamo detto, l'opinione della Del Serra sull'argomento si avvicina a quella di Luzi, ed il suo cammino lungo questo sensazionale sentiero si esplicita nella definizione del proprio ruolo come poeta affrontata nel componimento che dà il titolo alla raccolta:

Eretta dentro il mio filo di spada
cammino nell'età che non dà ombra,
spargendo l'acqua e il pane
in parole, sciogliendo e riformando
la mia bocca segreta dentro il pozzo corale;
guardo il cristallo fare eterno l'astro,
la neve e il sale -
l'uccello, primavera del suo ramo,
risolfeggiare in lucida canzone
la nostra inconoscibile illusione;
e madre e solitudine mi chiamo.
(L'età che non dà ombra) (22)

        Malgrado le tenebre che altri autori avvertono attorno alle loro opere, in questo caso la poesia ha dato alla Del Serra accesso ad una dimensione di vita illuminante, che le dà il coraggio di immergersi in essa e di dichiarare: "Cammino nell'età che non dà ombra". Attraverso le parole usate nelle sue poesie, ella distribuisce "l'acqua" e "il pane", essenziali per il sostentamento, e trova conforto nell'immagine singolare del "pozzo corale", che chiude la prima parte del componimento. La seconda parte assume grande forza proprio dall'uso dell'aggettivo "corale", che enfatizza la dimensione di solidarietà della vita.
        Il percorso tracciato finora dalla poesia della Del Serra manifesta il prevalere della luce, anche se il limite di tale luce è spesso dipendente dalle ombre che la accompagnano. Anche la "meridiana" per funzionare ha bisogno di luce ed ombra, cosicché essa diviene il simbolo dello sforzo della Del Serra nel voler misurare la propria vita ed attività creativa, opposto alla meridiana della nostra storia esistenziale. L'immagine orizzontale dell'ombra e quella verticale della luce, entrambe riflesse sul piano della meridiana, simbolizzano allo stesso modo lo sforzo di coloro i quali ricercano una dimensione verticale di luce, luminosità e chiarezza, non disposti ad accettare un'estensione orizzontale di oscurità. La sua opera dona alla poesia italiana contemporanea uno stile forte e positivo, mentre la profondità del suo linguaggio riflette in maniera esemplare un pensiero ottimistico, in contrasto con qualsiasi filosofia negativa. Possiamo affermare pertanto che l'obiettivo principale della poesia di Maura Del Serra, della sua "solitudine corale", è di dare enfasi a questo aggettivo, il quale supera la solitudine e l'isolamento del nome che lo accompagna. Così facendo la Del Serra rimarca il tema della solidarietà umana, proponendo la sua poesia come faro sul cammino di chiunque si identifichi con il suo pensiero.

Galway / National University of Ireland, Maggio 2005

Catherine O' Brien
in "Città di vita"
a. LX, n. 3, pp. 311-322



NOTE

(1) L'Arco (1978), La Gloria Oscura (1983), Concordanze (1985), Meridiana (1987) e Infinito presente (1992) sono state pubblicate da Editrice Giuntina, Firenze; l'antologia Corale (l994) è stata pubblicata da Newton Compton Editori, Roma, mentre L'età che non dà ombra (1997) è stata pubblicata a Firenze da Le Lettere.
(2) Poeti italiani del secondo Novecento 1945-1995, a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, Milano, Mondadori ("I Meridiani"), 1996.
(3) Nata a Pistoia nel 1948, la Del Serra vive attualmente nella sua città natale.
(4) Intervista a Maura Del Serra, 1986.
(5) Introduzione a Concordanze, p. 5.
(6) Infinito presente, p. 12.
(7) Concordanze, p. 9.
(8) Ibid., p. 10.
(9) "L'intero Arco dell'Esistenza, riempito, / Da un solo - piccolo Diadema -" (Connie Ann Kirk, The Complete Poems of - Tutte le poesie di Emily Dickinson [http://www.emilydickinson.it/ed0501-0580.html], data di consultazione 27/03/2005).
(10) La gloria oscura, p. 9.
(11) Ibid., p. 10.
(12) Ibid., p. 10.
(13) Ibid., Jacopone da Todi, p. 14.
(14) La gloria oscura, p. 13.
(15) Alle stagioni: "In voi sole - oro, nero e azzurro - esiste / il tempo inesprimibile; voi siete / ogni viso che tanta strada porta / alla sua foce unanime, ed il moto / diamantino degli astri vi ripete in pensiero: / inverno, amore secco e freddo, oscuro / sussistere del tempo nella pietà di fine; / e primavera accesa nella sua mano, azzurra / potenza sprigionata dalla brama bambina / che cresce in vampa estiva e colma d'estasi il moto / delle cose; calante perfezione / dei sapori d'autunno - in voi la storia ha rotondo / incorruttibile specchio; voi, carne / della luce, spingete il mutamento / sul l'altalena dell'eterno, e infine / bianche nel centro della ruota, siete lo spazio che nel cuore nuovo canta" (Meridiana, p. 72).
(16) Foglie: "Verdi madri dell'aria che ci nutre. voi date / carne ciclica e chioma al mantello della terra, / voi dell'albero siete docile leggerezza / che dà parola al vento; / arcipelaghi di geometrie sotto il sole, / fucine d'oro estatico smeraldino, che pare / sospeso nell'estate dell'eden, e d'un tratto / snuda il tempo spargendo la sua fragile gloria / sulle strade bagnate; sorelle degli uccelli, / come loro, come ogni creatura da nostra / stolta violenza strette e minacciate, / rinascete in silenzio, e ancora e sempre la morte / in primavera nuova cancellate" (Meridiana, p. 62).
(17) Infinito presente, p. 14.
(18) Ibid., p. 33.
(19) Ibid., p. 47.
(20) Ibid., p. 60.
(21) M. Luzi, Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 1988, p. 591.
(22) L'età che non dà ombra, p. 49.
(23) Armonie di donna, Pistoia, 1995.






Poeti cristiani del Novecento: ricognizione e campionature

        [...] Per i testi di Maura Del Serra, nata a Pistoia nel 1948, docente di Letteratura Comparata nell'Università di Firenze, la scheda firmata da Bàrberi Squarotti nei Poeti cristiani del Novecento rileva le ragioni della vita, il dolore e lo smarrimento, le contraddizioni intrinseche della creazione e dell'anima messe a confronto con Dio e con la sua luce. Di rincalzo, la prefazione di Daniela Marcheschi a L'opera del vento (Marsilio, Venezia 2006), raccogliendo quarant'anni di attività poetica della Del Serra, ne rimarca le larghe, multiformi frequentazioni (fonti bibliche, rimandi alle voci novecentesche più altamente meditative: Eliot, Weil, Rebora, Luzi). Di estrema chiarezza, di folgorante valore esplicativo il titolo-simbolo L'opera del vento. Assurgendo alla funzi