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Pagine di Maura Del Serra
TENTATIVI DI CERTEZZA
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Libreria Edison, Pistoia - sabato 5 giugno 2010 ore 18:00 Maura del Serra incontra i lettori e presenta il suo ultimo libro
Maura Del Serra insegna letteratura italiana presso la facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Firenze e vanta un importante curriculum nel quale figurano numerosi e altisonanti riconoscimenti nazionali per la propria attività di poetessa, insignita più e più volte già a partire dai primi anni '80. Ne avevamo già parlato a proposito della presentazione del suo testo teatrale La fonte ardente.
Oggi, alla libreria Edison di Pistoia, Maura del Serra presenta il suo ultimo nato, Tentativi di certezza, una raccolta di poesie scritte nell'arco di dieci anni (1999-2009).
"Nutrita con intensità empatica e dialogica dalle radici culturali e sapienziali dell'Occidente, nel loro intersecarsi con le vene più feconde delle tradizioni orientali, la poesia della Del Serra prosegue qui, con affascinante ricchezza stilistica, il suo viaggio testimoniale intimo e cosmico nella condizione umana, attraverso un denso e polifonico ventaglio di temi, luoghi, voci e ritratti, in cui l'esperienza personale (spesso umorosamente familiare) si fa corale e collettiva. Percorsa dal costante agonismo tra assolutezza metatemporale della rivelazione e tenebre della violenza storica, fulgore amoroso della gioia e angoscia tragica della sventura, solitudine identitaria e unanimismo creaturale, questa poesia è tesa, con un ethos appassionato e rigoroso - che nell'ultima parte del libro si concentra in forme aforismatiche e neo-mitologiche - alla ricerca del logos invisibile della realtà visibile, nel multiforme paesaggio di segni conoscitivi che ci dà e ci chiede senso". (Marsilio Editore)
Linda Meoni
Senza catene
"Fra le catene libertà mi ride / e vien nell'ore mediocri l'eterno" (Clemente Rebora). Questo bellissimo esergo ho trovato nel libro di Maura Del Serra, poetessa di gusto e di potenza, pubblicato ora da Marsilio: Tentativi di certezza. Una ormai lunga storia di poesia che dà però il gusto di quella libertà sempre nuova, autentica, che ride a noi anche tra le catene. Le catene delle misure poetiche, ma anche della vita, i guai, le difficoltà. La libertà ride all'uomo che cerca una certezza nella vita. E che per questo viene visitato dall'eterno anche "nelle ore mediocri". Per questo la poesia è sempre giovane. Sempre, in modo deviante e sorprendente rispetto alle nostre attese e previsioni. [...]
Davide Rondoni "Il Sole 24 ore" domenica 18/7/2010, p. 41
Weltschmerz per la morte, Weltfreude per la vita - soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009, Venezia, Marsilio, 2010
Ricordo come fosse stato vissuto in un momento di ammirazione (e anche di un po' di stupore) la figura slanciata e fiera di Maura Del Serra che declamava a Fiesole, nel 2005, durante un convegno dedicato a Pasolini dal Centro di Ascolto e di Formazione Psicoanalitica di Pistoia, un suo lungo poema drammatico sul poeta ucciso di Casarsa (lo si può leggere come Trasumanar. L'atto di Pasolini nel bel volume L'eredità di Pier Paolo Pasolini, a cura di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti, Milano, Mimesis, 2009).
Nonostante le sue evidenti difficoltà di vista e le difficoltà che questo comportava, la sua voce risuonava ferma e diritta, attenta alle sfumature e presa dal confronto indiretto ma reale che l'autrice stava tentando, quasi medianicamente, a costruire con il poeta che non c'era più.
Anche questo libro che raccoglie i testi poetici di dieci anni è scritto con lingua sicura e volontà d'acciaio (nonostante le oscillazioni e i ripiegamenti che il testo evidenzia).
"Weltschmerz, Weltfreude. Il pianto delle cose e il riso dell'universo, / il sonno del rimpatriato e l'insonnia del disperso, / la mano che massacra e quella che benedice, / l'infero Minotauro e l'alta Iride felice, / la bambina che insegna al suo gatto a danzare / e la vecchia che torna pietra del focolare: / il fulmine più fragile ci inghiotte, / ma la luce separa la notte dalla notte" (p. 171).
In questi Tentativi di certezza si oscilla, allora, tra gioia e dolore, tra descrizione di momenti di difficoltà e di resurrezione di speranza, di sogni mai realizzati e di visioni del mondo stupendamente campite su uno sfondo di quasi stupita felicità. Le lacrimae rerum e il sorriso spalancato dell'universo si inseguono in tutte le sue possibili connessioni ed esclusioni: se morire è "sognare, forse", vivere è godere di quel sogno fino in fondo alla ricerca del suo possibile compimento del destino. Formatasi alla scuola della grande poesia tedesca del Novecento (sue sono alcune magistrali traduzioni di versi della germanica Else Lasker-Schüler e del polacco George Herbert, solo per citarne un paio, ma gli esempi sono molteplici e da molte più lingue), i suoi versi sono accorti e accorti, incapaci di concedersi a languidezze di tono o a cedimenti alla libido dolendi di tanta poesia contemporanea. L'aspirazione della sua poetica è quella di aprirsi alla luce, di conoscere la bellezza della realtà e di accettarne tutte le componenti, anche le più difficili ad accettarsi e, forse, a comprendersi. Non a caso, il percorso critico di Maura Del Serra inizia con un libro aurorale su Campana (L'immagine aperta. Poetica e stilistica dei "Canti Orfici", Firenze, La Nuova Italia, 1973) che ha aperto una stagione nuova e originale di studi su questo poeta straordinario e ancora oggi poco compreso, sbarazzandosi con nonchalance ed autorevolezza del nodo follia / poesia che fino ad allora lo aveva inceppato nella comprensione critica e andando al nocciolo della sua scrittura e della sua concezione di poetica.
Della capacità ermeneutica della sua lirica Maura Del Serra sembra ben consapevole quando si affida a riflessioni di carattere generale sulla sua prospettiva letteraria. Riflettere sulla scrittura e scrivere sembrano nei suoi versi un tutt'uno elaborato e qualificato senza differenze definite:
"Indietro. Un passo indietro, indietro / deve fare il poeta / per misurare attento la gran febbre del mondo / col suo metro di sillabe rocciose e di seta: / un passo indietro, indietro verso l'alto e il profondo / della sua ignota, onnipresente meta: / all'indietro esplorare / i continenti e il mare / rotondo della storia, / bruciando la memoria / in celeste passione / avvolta di ragione; / indietro risalire / la scala dell'origine, e sparire / nel primo acceso grumo / come in aria il profumo" (p. 17).
Compito del poeta è esaminare con distacco la realtà delle cose, facendo un passo indietro per meglio saltare la morta gora del presente e sprofondare nelle scaturigini del passato, il solo luogo dal quale si potrà salpare per il futuro. In questo modo, le sue approssimazioni al nucleo ardente del reale potranno configurarsi come "tentativi" di verità. Si tratta, per la Del Serra, di qualcosa che deve appoggiarsi sulla concretezza della storia e fondarsi sul desiderio dell'origine come aspirazione ad una soggettività che si ritrovi interiorizzata tra le diverse mosse che costituiscono la ragione del suo scrivere e del suo gettarsi al di là dell'ostacolo della passione e della "furia del dileguare" dettati dall'immediatezza. La poesia, allora, deve farsi Destino:
"Senza tempo io vivo nel mio tempo, spremendo / un latte lucido di redenzione / dalle opache mammelle della forza - / goccia a goccia, pagandolo in monete d'addio. / Lascio in pace le stelle - ma come la sirena / lascia il suo mare in pace quando dorme; / navigo dentro gli esseri e le forme / aperte al male come le ferite; / ne canto il girotondo, / il turbine che posa nell'anima del mondo" (p. 66).
Oppure più sinteticamente Presagio:
"Come oggi in un cunicolo rovente / confitto nella gloria aspra d'inverno, / come una lunga spada incandescente / nell'acqua gelida, mi troverò / tuffata nell'eterno. Vedrò senza guardare, / sentirò senza udire, sarò, senza apparire, / paradiso e inferno. E cadrà in scaglie il sonno / policromo dei giorni dolceamari, / e saprò come il nome mi abbandoni, / come l'esilio buio mi si schiari" (p. 67).
Il destino è quello di chi si vuole figlio del suo tempo (come la verità) e l'attinge alle "opache mammelle della forza" (un'espressione che sarebbe molto piaciuta a Gottfried Benn), da cui non c'è alcuna possibilità di scampare se non attraverso una scelta di vita radicale che comporta l'immersione nel mare magnum rerum del mondo. Questa ragione d'essere della scrittura coincide con il suo destino e la sua capacità di andare al centro dei problemi dell'esistere e del vivere. Per essa, di conseguenza, il male e il bene (il paradiso e l'inferno) non saranno diametralmente opposti ma entrambi due facce della stessa medaglia. Vivere "senza tempo" si conferma l'opzione della parola che vuole aggettarsi al mondo senza concedervisi in assoluto, accettando così soltanto il gioco dei rimandi e degli spostamenti di luogo e di tempo (la materia di cui sono fatte le esperienze che contano). Il presagio è aspirazione e apertura verso il futuro, consapevolezza del mutare continuo di tutte le cose umane e naturali, consapevolezza della non-eternità delle parole che non vengono dette con purezza di cuore. La poesia, allora, è questo continuo contrarsi del mondo in relazioni linguistiche che descrivono e comprendono da lontano ma non accettano di essere omologate come sostanza transitoria della realtà. L'aspirazione è a un eterno (non omnis moriar) che concede sempre una possibilità a chi non vuole morire del tutto.
Il sistema poetico di Maura Del Serra, dunque, si compone e ricompone come una mappa di navigazione del reale poetico che cerca di coprire tutti gli spazi possibili della vita e si spinge verso orizzonti nuovi che la scrittura precedente non aveva ancora compreso. I sentimenti, i sogni, i desideri che lo ispirano non sono mutevoli ma punti fermi della navigazione verso il Nuovo. Come viene ribadito in un testo composto di brevi brani sapienziali denominati Scintille:
"33. Nel mondo di catene e crudeltà / ha corona segreta la Pietà: / spontanea balza nel cerchio di fuoco, / vi si strugge, è sorgente quando giunge al di là. // 34. Fissai il buio finché venne a fissarmi la luce - / tacqui finché il silenzio mi dipinse la voce. // 35. La poesia sfocia nella sorgente / dove si forma al canto la bocca della mente" (p. 194).
Silenzio e parola si intrecciano e si bilanciano nel gioco di rimandi della vita. La poesia è il ritornare continuo e senza fine alla sorgente del canto e senza di essa la mente e il cuore non possono trovare alcuna conciliazione possibile. Il loro fine è quello di congiungersi nella pietà come sostanza profonda della natura degli uomini ai quali, nonostante "catene e crudeltà", va lasciata una speranza di vita. E' forse questa l'unica "certezza" cui la poesia può giungere, l'unica ancora vigente nella diaspora delle ideologie, delle utopie e dei sogni dell'umanità. Per ottenere questo risultato bisognerà ancora aspettare perché non sappiamo ancora a che punto sia arrivata la Notte...
Giuseppe Panella "Quel che resta del verso" 59 17 dicembre 2010

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