Pagine di Maura Del Serra


PICCOLA ANTOLOGIA POETICA

PARTE SECONDA



da
L'età che non dà ombra






Sorte

Sediamo nelle stanze, erriamo nelle città,
cuori di carne nel cuore di pietra,
cercando sensi dentro i nostri segni,
fili d'arpa nel nostro labirinto,
sole di verità nel bagliore dell'istinto,
certezza unanime nell'ansia cieca.
E nei letti posiamo come papaveri nella corrente,
spremendo da fantasmi estasi e oblio,
aprendoci-chiudendoci nell'occhio del tempo,
baciando nella nascita l'addio.
Poco sapere, molte gioie, molto
dolore abbiamo in sorte, e conoscenza
soltanto per ardore, o per paziente innocenza.




Bussola
per il terzo millennio


Oscillante, inceppata, frenetica a momenti
fra il nord e il sud del mondo, fra crocicchi
dimenticati o ignoti, forgiata ed inseguita
in ogni lingua, sbalzata fra mani
potenti in alto o perduta nel folto
di mani o zampe od ali (chissà?) oscure...
Nel cuore della notte, dentro il folto
cuore della foresta, col ramo d'oro in mano
spezzato e rifiorito a sangue andiamo,
cercando in nuova lingua
verde l'antico giardino dei nomi,
dove lo zenith di quell'ago addita
a prede e predatori un nuovo mondo nel mondo,
casa di cittadini e creature.





Senza niente

Uccidere la morte con la morte,
come l'albero fatto
poltiglia e pagina bianca ai pensieri,
nave e ciotola e icona e porta e legno di croce;
uccidere la voce
dell'illusione - lo schermo potente
e vacuo del presente - con il vero presente
che è luce alta del cuore, e non consola e non mente;
vivere senza niente
nella goccia che è tutta la sorgente.





L'età che non dà ombra

Eretta dentro il mio filo di spada
cammino nell'età che non dà ombra,
spargendo l'acqua e il pane
in parole, sciogliendo e riformando
la mia bocca segreta dentro il pozzo corale;
guardo il cristallo fare eterno l'astro,
la neve e il sale -
l'uccello, primavera del suo ramo,
risolfeggiare in lucida canzone
la nostra inconoscibile illusione;
e madre e solitudine mi chiamo.





Dietro il sole e la notte

Corremmo all'infinito, a perdicuore,
dietro il sole e la notte; ci tuffammo
dentro il profondo vino solitario d'amore;
toccammo terra, ed era grigia e densa,
e soffice di cenere il mattino.
Sì, il giuramento fu vano - illusione,
forse, di quel profondo aereo vino.
Ma pensa, figlio, ma credimi, figlia:
se non avessimo giurato azzurro
allora, non fareste oggi, danzando
dietro il sole e la notte, quello stesso cammino.





Stornello per Irene


Un'altra vita per te ho conosciuta,
bocca d'alba perduta.

Un'altra sete, un'altra giovinezza,
occhi di tenerezza.

Un cuore nuovo al vento che ti culla,
gran chioma di betulla.

Un primo amore pungente e divino,
mani di biancospino.

Il tuo felice addio sempre annunciato,
mio futuro radioso di passato.





Davanti
(Carlo Betocchi)


La strada, in ombraluce. Alle sue svolte
le figure improvvise, le ripulse, gli abbracci
sotto lo scroscio, la corsa affannata
verso i tetti lontani, le mani sulla testa
unite a fare casa; il curvo addio
ai cuccioli che scattano su due
o quattro ruote verso altri tornanti, altre piste
d'affanno e festa. La goccia leggera
che riga il vetro e lo sguardo al mattino.
Il fuoco aereo degli anni che scende
nelle braci pazienti del camino
per gli amici, la cena, la gatta acciambellata.
E su in alto l'imbuto soffice di respiri
dove a sussulti scivoli, fissando
il cerchio dell'uscita illuminata.





Accanto
(Katherine Mansfield)


Cesellato nell'oro della fiamma
il viso amatoridente, la bocca
alata di parole sempre attese, lo specchio
immemoriale del mare. E quel buio
fitto di mani al finestrino, voci
fioccanti addii, lame di pioggia e tuoni e sole
e vertigine d'ore sui quadranti.
La tua panchina nell'alba deserta,
e tu stesa fra passeri curiosi
che banchettano nella borsa aperta.