Pagine di Maura Del Serra


PICCOLA ANTOLOGIA POETICA

PARTE PRIMA




in
Corale





da
La gloria oscura
(1983)



Sempre domanda il moto
sua ragione all'azzurra quiete
che da sempre lo dissipa nel suo pietoso riso:
sempre quel riso al cuore si riconverte in sete.

*


Sotto gli orli del tempo aperti a morte
matura il cerchio in sfera:
ma non ha steli d'oro la precoce esultante
effimera.
E con dita cocenti batte a morte la fronte
senza veli l'illimitato sogno:
ma di guanto la mano che apre il pozzo al viandante
non ha bisogno.

E l'estate dei fulmini le torri traversa,
ma la terra fiorisce per la nube dispersa.





da
Concordanze
(1985)



A ritroso

Esatto
nel suo limite il mondo forza il cuore al tramonto
e il verme della pena rinnegata
gonfia foglie elettroniche, mutanti
sensi e vagiti in vitro.
Nell'esilio
millenario il mio minimo disperso
tenta geometrie della pietà,
libri d'ore, di pane conteso dal salnitro.





da
Meridiana
(1987)



L'alleanza

Por lo que por el sentido
puede acà comprendeherse,
y todo lo que entenderse,
aunque sea muy subido,
ni por gracia y hermosura
yo nunca me perderé
sino por un non sé qué,
que se halla por ventura


SAN JUAN DE LA CRUZ


Per ardua che sia torre, scala o vetta
e fondo il suo pregare, è paradiso
terrestre: sfiora appena in lingua eletta
i cieli avvolti al fuoco del silenzio.
Solo la vita minima del pulviscolo getta
un ponte assiduo d'onde a quell'occano indiviso:
vi cammina la poesia perfetta.


La mente

Io, regina in catene
da me stessa forgiate nella notte
ed in trecce di fiori mutate al mio risveglio,
siedo sul trono d'acqua terra fuoco
ed aria fluttuante tra mondi noti e ignoti,
colgo il frutto dell'albero di vita e lo chiamo
male, e poi bene; se febbre mi chiude
gli occhi, piango la morte della luce;
se risano, le palpebre trasparenti son specchio
che a logica pienezza la mia cerca conduce
fino al cuore del mondo,
dove l'alto è il profondo.


Canto azteco

Con laccio di smeraldi, io tessitore di canti
lego il dardo impassibile del sole
all'erba fragile del mio destino,
colo l'oro nell'anfora incrinata, misuro
con polvere di sangue sonoro il mio cammino,
con ebbro pianto la mia fine, in libri
sacri e su spade barbare segnata:
dipingo il nostro regno sulle piume del verso
e attendo le disperda un altro regno più oscuro
che ha sugli altari, dicono, un prigioniero celeste
dell'amore per gli uomini, e sulle navi scoccate
verso Tenochitlàn, predoni d'odio ferrigno.
Io, tessitore d'erba, vesto del suo profumo
i cuori condannati dei miei fratelli, incido
con loro il duro rito dell'attesa
sul mio coraggio, lo ripiego in scrigno.


DITTICI

Signorina

Le bandiere dell'anima affondate,
nella polvere il riso di vittoria
della mia giovinezza ancora prossima, eppure
come la luna imprendibile, illusa
da una luce non sua; tutti i festoni di mirto
divenuti di gesso alla mia porta, catene
di idee come un antico busto al mio corpo avvolte,
dalla chiesa al mio nubile letto umido d'ombre
senza più fine trascinate. Morta
già da tanto in mia madre che di me vive, ferma
in me inseguo la vita, cocente amaro bene.

Femme fatale

Sempre al sangue degli uomini per esistere avvinta,
spregiando la pazienza del giogo coniugale
stillante odio segreto, mi lanciai dall'infanzia
trepida di lusinghe nell'estiva delizia
della mia sete, che altre arsure spinse
a queste traboccanti avide labbra
d'idra materna. Io fui la notte antica
di zuffe e danze e sogni erranti, densa
e pavida del sole. Quando da lui fui vinta
e ogni cosa fu ordine, cosmo d'onde, e fui sola,
dissero che ero morta - la più casta parola
che mai mi attese: e fui la vita amica.


Il giardiniere

Dalle mie mani assidue fiorivano giardini,
dai miei pensieri provvidenti il bene
come zampillo ordinato sgorgava
sulle vite vicine, e alle lontane accennava
come agli erranti il tetto della casa paterna.
Potavo violenze, seminavo speranze,
educavo le grida di radici mal nate
in lisci tronchi e in pergole accoglienti:
ero il domestico demiurgo, e raggio
del sole di giustizia l'opera mia credevo.
Ma una ninfa selvaggia corse col suo viluppo
di chiome e musica bruciante dentro
la mia pace, scagliò virgulti e rose
verso il cielo che come lei rideva,
sparì. Io, nudo del mio bene adorno
d'un tratto sulla terra mi trovai, lacerato
dalla sete di un bene senza scettro né omaggio
umano, il bene oscuro di tempeste e sussulti
nell'ingrata ricchezza di natura: qui tendo
fra i negletti roveti le mani al suo ritorno.

Il distruttore

Bruciai la gioia docile dell'erba notturna
a specchio delle stelle, versai il vino, diviso
accanto al fuoco d'amicizia, in terra
solitaria di vitrea esattezza; indagai
nel fiume che trascorre la mia assenza dal mondo,
nella mia casa fervida le future rovine;
nella pietà dei forti l'orgogliosa certezza,
nel fascino dei deboli l'astuzia disprezzai;
e da me mi divisi, ma non mi vinsi mai.
Fuori della caverna qui m'ha atteso, paziente,
l'aria che respiravo, sacra vita innocente.



Contraccambio

Mi prendono con sé
tutte le gioie ignorate del mondo:
la risata dell'erba sotto il piede orgoglioso,
la gloria senza lingua degli ultimi, l'ardita
rivalsa della mutila natura,
dell'arte esplosa in angoscia, il coraggio
ilare dell'anonima durata, il messaggio
dell'albatros al naufrago disperso, la nebbia
di male e d'illusione disfatta da chi porta
il vero come pietra o come lama;
ed io prendo con me tutti i dolori ignorati
dalla cieca bellezza del privilegio: l'occhio
profondo chiuso dalla nera benda
della mente, pirata senza porto, gravata
dai suoi tesori esplosivi, l'innesto
del loto sulla croce in sussultante travaglio,
la fede d'ogni popolo vinto fatta lamento
o freccia avvelenata, il primo e l'ultimo seme
dal bisturi di Faust manipolati: in me nasce
da madre gioia e da padre dolore
il mondo vivo, doppio come il ritmo del cuore.


Campo di volo

Chiesi prima le pinne
al salmone lucente
per balzare nel verde paradiso
controcorrente

e all'aquila solare
chiesi poi le imperiose remiganti
per conquistare il cielo
dei giusti e degli amanti

L'inerme larva infine
senza domanda m'offrì il poco suolo:
fui la fonda radice
d'albero, nido e volo.





da
Infinito presente
(1992)



Radici

Ebbi casa, ma sempre le radici
nella casa comune sconfinata
che fa dolere l'infanzia, protesa
invano alla sua forma.

Ebbi madre, ebbi padre, sposo, figlia,
amici forse: ma sempre dei loro
cari doni fuggenti feci ponte sospeso
sulla cosmica Norma.

Come il fiore sull'acqua capovolto
scrutai il fondo e levai lo stelo in aria
presentendo la foce, la cascata
che raddrizza e trasforma.


Foglie

Verdi madri dell'aria che ci nutre, voi date
carne ciclica e chioma al mantello della terra,
voi dell'albero siete docile leggerezza
che dà parola al vento;
arcipelaghi di geometrie sotto il sole,
fucine d'oro estatico smeraldino, che pare
sospeso nell'estate dell'eden, e d'un tratto
snuda il tempo spargendo la sua fragile gloria
sulle strade bagnate; sorelle degli uccelli,
come loro, come ogni creatura da nostra
stolta violenza strette e minacciate,
rinascete in silenzio, e ancora e sempre la morte
in primavera nuova cancellate.


TRITTICO

La legge dell'erba

Crescere sui superbi
selciati della storia,
coprire col mio verde
umido fuoco piaghe
di pubblica memoria:
il campo di battaglia,
il lager, il vetusto
manicomio, la casa
chiusa, l'orfanotrofio-
prigione: la mia lenta
miccia brucia paziente
gli spazi della colpa
umana e ne fa vita
germinale, innocente:
io sillabo l'eterna
muta legge materna.


La legge della pietra

Costruire, affermare
in scale la ragione
naturale ed umana:
dalla grotta al palazzo,
dalla colonna al monte,
dalle grandi barriere
coralline al muretto
del giardino, io proclamo
la lucida pazienza
della forma che veste
l'ebbra vita per farne
storia ed intelligenza;
contro il ciclico oblio
degli elementi sorgo
a comporre in materia
la mia legge e il mio Dio.


La legge dell'onda

Battere in moto alterno
le spiagge, trasformare
la pietra refrattaria
e l'erba incoerente
in lenta sabbia arresa
a ogni impronta o figura;
da me sempre slanciarmi
e in me sempre tornare,
figlia effimera eppure
respiro e legge al mare -
mai passata o futura,
volgo il presente eterno
in carezza nutriente
o in cruda distruzione:
il flusso impersonale
è la mia legge uguale.