La regina dei meli
 
Con le radici strette nel cemento t'innalzi
dal cortiletto gravido di panni
e di rumori ferrigni, attraversi
con grazia favolosa l'usura dell'umana
sopravvivenza che cerca la vita,
e svetti indenne sui giorni e sugli anni
nella tua primavera sontuosa,
nella tua estate frondosa, che sei
sempre la prima a proclamare ai tuoi
sudditi sparsi fra le pieghe verdi
della città. Ma più pura in inverno,
quando alle nude trecce dei rami avvolgi il basso
cielo, confitta alla muta materia
dell'attesa risplende la tua regalità.

 
Fanciulla
 
Ecco appari d'un balzo
sull'autobus già garrulo d'amiche in gita, e scuoti
i capelli color di giovinezza, e t'accendi
alle promesse dei tuoi giorni, ramo
di lillà che diffonde la sua rugiada all'alba,
incredulo alla grandine, alle dure cesoie
che ti daranno forma di dolore perfetta...
Ora mi sfiori e scendi, sparisci nel tuo verde
come il vento che semina e disperde.