Il profeta
(La Terra Promessa)
Da lontano intravista, nella nebbia azzurrina
del mattino dopo la lunga marcia
con l'umana famiglia che fin qui m'ha scortato,
dorata di speranze millenarie, dal fuoco
amaro dell'esilio di padre in figlio accese,
eccola infine, nelle mie pupille
carnali con tremore grato accolta,
la terra che di latte e miele colma la sete
della radice di Jesse. Già tutto
lo sciame del mio popolo clamante alle sue
[porte
d'ignota forza s'è versato ... Infine
anch'io muovo il mio piede che sopportò la
[terra
bollente del roveto scosso dal mio Signore,
tendo il braccio che resse le pietre incise a
[tuono
dalla sua voce senza voce - invano:
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un muro elastico che mi rispecchia
traslucido e beffardo mi respinge
settanta volte sette: sembra cedere appena
al mio bastone che piegò l'Egitto,
e subito, impassibile, si riforma e riflette
la mia angoscia di eletto rifiutato,
la mia canizie profetica nuda
d'ogni illusorio potere, avvilita
nella cenere muta del suo carisma ... Vinsi
in me passione, piacere e dolore,
ma non vinsi me stesso: mi guardai sollevarmi
come vela maestra sulla mia gente informe,
servii me nella Legge che credevo servire!
Me lo grida in giustizia la barriera cedevole
dove attende rinascita il mio sogno manchevole.
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