Canto azteco[4]
 
Con laccio di smeraldi, io tessitore di canti
stringo il dardo impassibile del sole
all'erba fragile del mio destino,
colo l'oro nell'anfora incrinata, misuro
con polvere di sangue sonoro il mio cammino,
con ebbro pianto la mia fine, in libri
sacri e su spade barbare segnata:
dipingo il nostro regno sulle piume del verso
e attendo le disperda un altro regno più oscuro
che ha sugli altari, dicono, un prigioniero
                                                    [celeste
dell'amore per gli uomini e sulle navi scoccate
verso Tenochitlán; predoni d'odio ferrigno.
Io, tessitore d'erba, vesto del suo profumo
i cuori condannati dei miei fratelli, incido
con loro il duro rito dell'attesa
sul mio coraggio, lo ripiego in scrigno.

 
PERSONE[5]

 

La pazza
 
I cigni diventavano di marmo
nelle vasche sfiorite, l'oro buio dei sogni
traboccava schiumando nei miei giorni, dai
                                                         [piedi
fino al respiro lento mi cresceva
il muro trasparente che aboliva ogni voce
dai richiami degli uomini, ogni odore,
se non il mio, da stagioni e da frutti
col sapore dell'ombra sui duri rami in croce:
ebbi per madre la piaga di tutti,
e per figlio illegittimo il veggente dolore.