Alle stagioni
 
In voi sole - oro, nero e azzurro - esiste
il tempo inesprimibile; voi siete
ogni viso che tanta strada porta
alla sua foce unanime, ed il moto
diamantino degli astri vi ripete in pensiero:
inverno, amore secco e freddo, oscuro
sussistere del tempo nella pietà di fine;
e primavera accesa nella sua mano, azzurra
potenza sprigionata dalla brama bambina
che cresce in vampa estiva e colma d'estasi il
                                                            [moto
delle cose; calante perfezione
dei sapori d'autunno - in voi la storia ha rotondo
incorruttibile specchio; voi, carne
della luce, spingete il mutamento
sull'altalena dell'eterno, e infine
bianche nel centro della ruota, siete
lo spazio che nel cuore nuovo canta.

 
... Sed intelligere[3]
 
«Non ridere, non piangere, e
neppure detestare, ma comprendere»
recitava il traslucido Spinoza il suo mantra
molando le sue lenti di pensiero in visione
(lui, pietra reproba di sinagoghe,
tempio della ragione al Dio materno): risuona
di luce il suo conosciti nella caverna, smonta
gli ordigni sanguinosi d'illusione, ripete
di non attendere dai tempi il segno,
ma dall'intimo eterno,
dove sostanza senza forma tutte
le forme intona. E inchinandosi tace
Baruch l'oscuro, l'Etica sua porge
al Supremo Lettore, astuto lucra la pace.